Come stampare foto digitali
Nella gran parte dei casi, le fotografie scattate in
digitale vengono mostrate su computer, su televisore o, più semplicemente, sul
display della fotocamera stessa. Sono ancora poche quelle che effettivamente
finiscono su carta, visto che la stampa comporta costi non trascurabili sia per
il consumo degli inchiostri sia per l'impiego di carte speciali.
Uno degli interventi più comuni in fase di ritocco è la
modifica del formato di stampa. Una buona qualità di riproduzione richiede una
stampa a 300 punti per pollice. Tutte le stampanti oggi in commercio
garantiscono tale risoluzione, anzi la gran parte arriva a 600 dpi e alcune raggiungono persino i 1200 dpi e oltre. Nella pratica,
tuttavia, le fotocamere digitali forniscono ancora risoluzioni troppo basse per
sfruttare i 600 o addirittura i 1200 dpi, specie negli ingrandimenti.
La tabella seguente
mostra la dimensione massima di stampa, a 300 dpi, in rapporto
alla risoluzione della fotocamera, espressa in megapixel. Vediamo che le
moderne macchine da 5 megapixel, che costituiscono il top dell'offerta
"prosumer", consentono di produrre stampe che coprono gran parte di
una pagina A4. Non è peraltro indispensabile usare una 5 megapixel per produrre
ingrandimenti delle proprie foto migliori.
|
Risoluzioni massime e dimensioni di
stampa rapportate ai megapixel |
||
|
Megapixel |
Risoluzione |
Dimensioni di stampa max |
|
2 |
1600 x 1200 |
13,5 x 10 cm |
|
3 |
2016 x 1512 |
17 x 12 cm |
|
4 |
2272 x 1704 |
19 x 14 cm |
|
5 |
2560 x 1920 |
21 x 16 cm |
Prendiamo, ad esempio, una 3 megapixel che produca 2016 x 1512 pixel per
ogni foto: tradotti su carta alla definizione di 300 dpi, ci darebbero stampe da 17 x 12 cm. Se volessimo ridurre tale
formato al classico 13,5 x 10 cm, potremmo scegliere due strade: eliminare
pixel per adattarsi alla nuova dimensione mediante un processo chiamato
"ricampionamento", disponibile in tutti i principali software di
fotoritocco, oppure aumentare la risoluzione di stampa imponendo che i 3
megapixel vengano stampanti in uno spazio più piccolo (380 dpi per portare 3
megapixel a 13,5 x 10 cm oppure 480 dpi per portare 5 megapixel a 13,5 x 10).
Il ricampionamento, quando eseguito in riduzione, vale a
dire eliminando pixel, toglie informazioni dalla fotografia, ma elimina anche
molti difetti visibili. Perciò è la strada consigliata, a condizione
naturalmente di produrre una copia con un nome diverso dalla foto originale,
altrimenti le informazioni andrebbero perse per sempre.
La modifica della risoluzione di stampa è invece un
processo rapido, che non intacca l'originale e che lascia alla stampante il
compito di collocare i pixel al meglio.
Diversa è invece la situazione quando si vuole ingrandire
l'immagine.
Supponiamo di nuovo di avere la nostra foto da 3 megapixel e di volerla ingrandire a
tutta pagina (A4). Il
ricampionamento in questo caso va assolutamente evitato poiché i punti che
verrebbero aggiunti sarebbero il frutto d'interpolazioni matematiche che invariabilmente
lascerebbero tracce sulla foto finale.
Quest'ultima apparirebbe poco definita e "falsa".
L'unica soluzione è di "spalmare" i pixel a disposizione su un'area
più grande utilizzando una risoluzione di
stampa minore (70 dpi). L'immagine risultante non sarà
"incisa" quanto una stampa delle stesse dimensioni prodotta a partire
da un file a 5 megapixel, però il risultato sarà accettabile e molto più
genuino e gradevole del ricampionamento in crescita (con l'aggiunta di pixel
fittizi).
Seguendo
queste semplici considerazioni, vediamo che la regola è di scattare le nostre
foto sempre alla massima risoluzione consentita dalla fotocamera, utilizzando
il formato JPEG in qualità Normal oppure Fine, riservandoci di ricampionare in
un secondo momento nel caso dovessimo ridurre.
Le
foto a risoluzione ridotta sono invece plausibili nel caso le si voglia
pubblicare su Internet oppure visualizzare unicamente a PC.
Solo
nel caso d'ingrandimenti veramente spettacolari, pensiamo a un formato A3
oppure a un poster, ha senso tentare l'impiego del formato Raw oppure del TIFF,
contando sul fatto che i pixel, più numerosi perché non compressi, possano
meglio essere gestiti dal software di fotoritocco che preparerà la stampa.
Anche in questo caso, tuttavia, è da escludere un ricampionamento in crescita.