RELIGIONI NEL MONDO
|
Cristiana |
1.853.000.000 |
56 Chiese - 175 Istituzioni |
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Islamica |
971.000.000 |
3 correnti - 65 movimenti -145 sette |
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Induista |
732.000.000 |
6 dottrine filosofiche - 1256 movimenti |
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Buddhista |
365.000.000 |
3 dottrine filosofiche - 1680 movimenti |
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Confuciana |
237.000.000 |
8 correnti - 840 Scuole |
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Tribale |
405.000.000 |
26.397 credenze |
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Shintoismo |
100.000.000 |
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Gianismo Sikhismo |
22.000.000 |
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Daoismo |
20.000.000 |
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Ebraica |
19.000.000 |
3 correnti - 12 tribù politiche religiose |
Diffusione
e localizzazione geografica
Quella
cristiana è la prima comunità religiosa nel mondo in termini sia di numero di
seguaci (circa un miliardo e mezzo, ovvero il 32% della popolazione mondiale),
sia di diffusione geografica (il cristianesimo è diffuso in 225 paesi in tutte
le parti del mondo).
Cenni
storici
Il
Cristianesimo nasce duemila anni fa nella terra di Israele in seguito alla
predicazione di un ebreo, Gesù di Nazareth. Gesù era un predicatore itinerante
che raccolse attorno a sé un movimento composto dai più diversi strati della
popolazione ebraica con un nucleo di discepoli più ristretto. Gesù auspicava
l'avvento del regno di Dio e cioè di un mondo in cui si doveva realizzare la
volontà di Dio, l'amore tra tutti gli uomini e il rispetto della giustizia. In
attesa di instaurare il suo regno, Dio concedeva il perdono a tutti i peccatori
che si convertivano e che a loro volta perdonavano a coloro che avevano fatto
loro del male. Nel giudizio universale finale Dio avrebbe punito tutti i
malvagi, ma soprattutto quelli che avevano oppresso i poveri, commesso
ingiustizie e perseguitato i giusti. Gesù ottenne successo tra la popolazione
ebraica del Terra di Isarele, ma fu fortemente osteggiato da alcuni gruppi di
potenti autorità religiose che lo denunciarono ingiustamente presso i Romani
che in quel tempo dominavano nella Terra di Israele. I Romani arrestarono Gesù
e lo misero a morte secondo il supplizio tipicamente romano della
crocifissione.
Immediatamente
dopo la morte di Gesù il gruppo dei più fedeli discepoli di Gesù ebbe una serie
di sconvolgenti apparizioni e credette alla risurrezione di Gesù dando vita ad
una attivissima predicazione che in pochi decenni si irradiò in molte parti del
mondo antico. Nonostante momenti di persecuzione da parte della autorità
politiche, il Cristianesimo si diffuse nei secoli successivi fino ad ottenere
un appoggio da parte dell'impero romano sotto l'imperatore Costantino. Dalla
metà del IV secolo alla metà del VI secolo si attuò la progressiva
cristianizzazione dell'impero romano.
Nel
VII secolo una nuova religione, l' Islam, nata nella penisola arabica, si
diffuse rapidamente in territori che per secoli erano stati cristiani, come ad
esempio tutta l'Africa del Nord. Ma il Cristianesimo continuò la sua diffusione
soprattutto in Europa, ma anche in altre parti dell'Africa e dell'Asia.
Attualmente
non esiste una sola forma di Cristianesimo. Pur essendo una religione unitaria,
perché unita dalla fede in Gesù Cristo, il Cristianesimo si presenta, infatti,
suddiviso in quattro grandi gruppi di chiese principali: le chiese ortodosse
(tra le quali si distinguono quelle storicamente riconducibili al patriarcato
di Costantinopoli e quelle riconducibili al Patriarcato di Mosca); la chiesa
cattolica (che nella sua origine dipende dalla chiesa di Roma e rappresenta il
Cristianesimo latino), le chiese orientali (come, ad esempio, la chiesa apostolica
armena che risale al III secolo e quella copta) e le chiese protestanti nate da
una scissione all'interno della chiesa latina all'inizio del XVI secolo.
A
partire dall'inizio del XVI secolo, grazie all'espansione delle potenze europee
in seguito allo sviluppo della moderna civiltà tecnico-scientifica e
industriale, le diverse forme di Cristianesimo si diffusero in tutte parti del
mondo. Nei primi decenni del secolo XX si è diffuso, grazie al movimento
ecumenico, nelle diverse chiese cristiane separate, l'aspirazione alla
riunificazione, che tuttavia incontra difficoltà gravissime, poste le grandi
differenze non solo dottrinali ed istituzionali, ma anche culturali, tra le
diverse chiese.
Testi
sacri
Il
testo sacro del Cristianesimo è la Bibbia cristiana composta di due parti:
l'Antico e il Nuovo Testamento. L'Antico Testamento è essenzialmente costituito
dalle sacre Scritture dell' Ebraismo , che tuttavia il Cristianesimo interpreta
in modo molto divergente rispetto all'interpretazione ebraica. Alcune chiese,
come quella cattolica e quelle ortodosse, ma non quelle protestanti,
inseriscono nell'Antico Testamento anche un certo numero di scritti religiosi
ebraici che tuttavia gli Ebrei non considerano rivelati da Dio. Il Nuovo
Testamento è, invece, composto da 27 opere tutte composte dai cristiani
prevalentemente nel I secolo e.v.. Fra esse sono fondamentali i quattro
Vangeli: quello di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni.
Princìpi
fondamentali
Il
Cristianesimo è una religione monoteista, come l' Ebraismo da cui è sorto. I
cristiani infatti credono che esista un solo Dio. Egli è il creatore
dell'universo (che perciò è considerato una cosa buona) e tutto gli è
sottomesso. Dio non solo domina il creato, ma anche interviene nella storia e
la guida orientandola verso un fine futuro positivo. Dio fa conoscere la sua
volontà mediante rivelazioni trasmesse dai profeti i quali provvedono anche a
scriverla in libri che costituiscono appunto la Bibbia. Secondo il
Cristianesimo, Dio, pur essendo uno solo, possiede tuttavia una dinamica
interna che si manifesta in tre persone divine che non sono altro che l'unico
Dio. È la dottrina della Trinità che ritiene che l'unico Dio si manifesti nella
persona del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.
Di
questa dottrina fa parte anche la credenza forse più caratteristica del
Cristianesimo, quella della doppia natura, umana e divina, di Cristo: Gesù, pur
essendo un uomo vero, nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo,
era anche veramente Dio. Per secoli i cristiani hanno discusso questa dottrina
e molte delle loro divergenze dottrinali possono essere ricondotte alle
difficoltà nel mettere d'accordo l'umanità di Gesù Cristo con la sua divinità.
La
rivelazione di Dio ha un contenuto essenzialmente morale che si riassume nei
Dieci Comandamenti contenuti nell'Antico Testamento. L'adorazione di un solo
Dio e l'amore del prossimo sono spesso presentati come la sintesi cristiana di
questi precetti. Il Cristianesimo, tuttavia, non incita solo gli uomini ad
obbedire alla volontà di Dio spingendoli ad amare il prossimo con tutte le
proprie forze. Insiste anche sul principio secondo il quale bisogna invocare da
Dio la forza di compiere il bene. Solo la grazia di Dio rende l'uomo capace di
compiere veramente il bene. Ma, qual è il ruolo della volontà dell'uomo e quale
il ruolo della grazia di Dio? Su questo punto si sono accese spesso divergenze
profonde e anche aspre divisioni, come ad esempio nel XVI secolo tra cattolici
e protestanti. In genere tutte le forme di Cristianesimo affermano la libertà
dell'uomo e la capacità della sua volontà di compiere il bene, ma non sono
mancate concezioni pessimistiche sulla effettiva possibilità degli uomini di
dominare le inclinazioni malvagie della natura umana.
Il
principio dell'unicità di Dio, della bontà della creazione e dell'amore verso
tutti gli uomini porta il Cristianesimo all'idea dell'uguaglianza tra tutti gli
uomini e tra i sessi, anche se le diverse forme di Cristianesimo nelle diverse
epoche hanno spesso accettato (come del resto le altre religioni monoteiste) le
disuguaglianze sociali, la stratificazione sociale e la subordinazione della
donna.
Lo
scopo della vita dell'uomo, secondo il Cristianesimo, è di partecipare alla
vita stessa di Dio. L'uomo non termina il suo destino con la sua morte
naturale; egli è destinato ad unirsi con Dio dopo la morte in una condizione di
felicità eterna. La possibilità di partecipare alla futura vita divina è
subordinata ad un giudizio di Dio che riassume tutta l'intera vita di ogni
uomo. Il Cristianesimo ha sempre sostenuto che accanto al premio della felicità
eterna sussiste anche la possibilità di una condanna eterna da parte di Dio.
Rapporti
con le altre religioni
La
religione con la quale il Cristianesimo ha il più stretto legame è l' Ebraismo
perché Gesù era ebreo ed ebrei furono i suoi primi seguaci. Dall'Ebraismo il
Cristianesimo trae una parte delle proprie Scritture (l'Antico Testamento),
l'idea del Dio unico creatore rivelatore e guida della storia e le basi della
sua visione morale. La divergenza sostanziale con l'Ebraismo sta nella credenza
in Gesù Cristo Dio e uomo e nell'interpretazione di tutta la rivelazione
biblica che da questa credenza in Cristo deriva.
Il
fatto che la maggioranza degli ebrei del I secolo non abbiano aderito alla
predicazione dell'ebreo Gesù e che nei secoli successivi l'Ebraismo abbia
continuato ad esistere e a svilupparsi ha portato ad aspre polemiche teologiche
e politiche. Dal punto di vista teologico i cristiani hanno spesso pensato che
il popolo ebraico, avendo rifiutato di credere in Gesù Cristo avesse perduto il
diritto di considerarsi il popolo di Dio, e che la Chiesa fosse ormai il nuovo
Israele che aveva sostituito l'antico Israele. Quando i cristiani conquistarono
il potere nell'impero romano, cominciarono a perseguitare gli ebrei,
limitandone le libertà e i diritti. Si diffuse anche la concezione per la quale
gli ebrei avrebbero perduto il diritto alla propria terra destinata ormai da
Dio al possesso dei cristiani. La storia secolare della presenza delle comunità
ebraiche nei territori a maggioranza cristiana non è però solo di intolleranza
e persecuzione, e testimonia uno scambio continuo creativo da ambedue le parti,
anche se non mancano periodi ed episodi di straordinaria violenza e
drammaticità. Dopo la Shoah, nelle chiese cristiane, soprattutto protestanti e
cattoliche, si è sviluppata una radicale autocritica dell' antisemitismo
cristiano che ha portato ad un diverso tipo di rapporti e ad una diversa teoria
dei rapporti tra le due religioni.
Le
relazioni del Cristianesimo con l' Islam sono essenzialmente di due tipi:
religiose e politico-culturali.
Dal
punto di vista religioso, l'Islam ha in comune con il Cristianesimo la
concezione monoteistica e una notevole quantità di elementi che l'Islam ha tratto
dalla religione ebraica e da quella cristiana. L'Islam ritiene, ad esempio, che
Dio si sia rivelato ad Abramo, Mosè e a Gesù ma che, tuttavia, la rivelazione
di Mohammed sia quella definitiva. Questo ultimo punto è inaccettabile per il
Cristianesimo, anche perché il Corano, testo sacro dell'Islam, considera Gesù
non Dio, ma semplicemente uomo, figlio di Maria. Là dove i Vangeli cristiani
differiscono rispetto a quanto il Corano scrive a proposito di Gesù, il
Cristianesimo non accetta la versione coranica.
Le
difficoltà di natura politico-culturale stanno soprattutto nel fatto che
l'Islam si è diffuso in paesi precedentemente a maggioranza cristiana (si pensi
all'Africa del Nord, alla Turchia e anche alla Mongolia). Lo scontro anche
militare durato per secoli sulle sponde del Mediterraneo e in diversi paesi
dell'Europa meridionale e orientale ha contribuito ad una estraneità e ostilità
culturale tra le due religioni, acuitasi spesso a causa del recente
colonialismo europeo in diversi paesi a maggioranza musulmana.
Nella
sua storia millenaria il Cristianesimo ha spesso assorbito elementi molteplici
dalle religioni accanto alle quali si è diffuso. Ciò vale non solo per le
religioni ellenistico-romane, ma anche per quelle delle popolazioni via via
cristianizzate. Dopo il XVI secolo l'espansione coloniale si è accompagnata con
una espansione missionaria cristiana spesso critica verso i metodi violenti e
verso lo sfruttamento del colonialismo. Ma la concomitanza dell'espansione
europea con quella delle missioni cristiane doveva necessariamente impostare il
rapporto del Cristianesimo con le religioni delle popolazioni colonizzate in
modo non corretto.
Diffusione e localizzazione geografica
I musulmani nel mondo sono circa un miliardo e
trecentomila, il che fa dell'Islam la seconda religione più diffusa nel mondo.
Bisogna evitare di confondere le parole "arabo" e
"musulmano". Gli arabi sono coloro che vivono nei paesi la cui lingua
ufficiale è l'arabo, e possono essere musulmani, cristiani o ebrei. I musulmani
(o islamici), invece, sono coloro che seguono la religione musulmana, e non si
trovano solo nei paesi arabi, ma anche in Iran, in Turchia, in diversi paesi
africani, presso alcune popolazioni dell'Asia centrale, in Afghanistan, in
Pakistan, in India, in Cina, in Malesia, in Indonesia e (come minoranza) nelle
Filippine.
Cenni storici
L'Islàm (termine che letteralmente significa
"arrendersi alla volontà di Dio") nasce all'inizio del VII secolo
dell'era volgare nella penisola arabica. In quella zona vivevano molte tribù
nomadi, ma c'erano anche gruppi di commercianti concentrati nelle due città
principali, La Mecca e Yathrib (la futura Medina). È a una delle famiglie
agiate della Mecca che apparteneva Maometto (in arabo Muhammad), il fondatore
della religione musulmana. Sin da giovane, Maometto viaggiò e allargò le
proprie conoscenze, spinto da una profonda ricerca interiore. Nel 610, durante
uno dei suoi ritiri spirituali alle pendici del monte Hira, la tradizione
musulmana vuole che gli si presentò l'angelo Gabriele, e che gli chiese di
recitare alcuni versi, ovvero i primi versi della Rivelazione, rendendo
Maometto il tramite umano della parola di Dio. La Rivelazione si fermò però per
tre anni, durante i quali Maometto temette di essere stato abbandonato da Dio.
A partire dal 613, però, le Rivelazioni ripresero e Maometto iniziò a
comunicare ai propri concittadini i precetti della nuova religione. Sino a quel
momento la religione della penisola arabica era stata il politeismo, quindi il
compito iniziale di Maometto fu quello di convincere i propri concittadini a
credere a un Dio solo. Ma l'opposizione fu tale che nel 622 Maometto decise di
compiere l' egira (in arabo higra), ovvero di migrare a Yathrib (la futura
Medina, ovvero "la città del Profeta") dove, accolto dalle tribù
arabe del posto, fondò il vero stato musulmano, dove fece costruire la prima
moschea. Oltre che a rappresentare l'Inviato di Dio, Maometto riuscì anche a
imporsi come capo politico della città e della comunità musulmana. Dal momento in
cui giunse a Yathrib, Maometto ebbe un unico obiettivo: vendicarsi dei meccani
e ritornare nella sua città natale da vincitore. Ci furono molte battaglie tra
i fedeli del Profeta e i meccani. Nel 629, dopo un tentativo fallito, Maometto
riuscì a compiere il pellegrinaggio alla Mecca, in modo particolare alla Kaaba,
che egli desiderava trasformare da santuario degli dei pagani in santuario del
nuovo Dio Allah. Nel 630 entrò in maniera trionfale alla Mecca, dichiarandola
città santa dell'Islam, e stabilì il rito del pellegrinaggio. Nel 632 Maometto
morì a Medina, che diventò la seconda città sacra dell'Islam, e nel luogo dove
è spirato sorge oggi una moschea. Siccome Maometto non aveva lasciato né figli
maschi né indicazioni per la successione, alla sua morte si discusse molto su
chi aveva il diritto di succedergli alla guida della comunità. I primi due
califfi (in arabo khalifa vuol dire "successori [del Profeta]"), Abu
Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del Profeta. Il terzo califfo,
Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica meccana degli omayyadi.
Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero di Maometto) ottenne il potere.
Una parte della comunità musulmana, convinta che Ali stesso avesse fatto
uccidere il predecessore, nominò immediatamente un anti-califfo. Cominciò una
serie di lotte armate tra i due gruppi. Alla fine l'anticaliffo, Mu'awiya (che
apparteneva alla famiglia omayyade), riuscì a farsi eleggere nuovo califfo. Fu
così che avvenne il principale scisma all'interno dell'Islam, quello tra
sunniti e sciiti (da shi'a ovvero "partito di Ali"). La dinastia
omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il califfo viveva nel lusso
e continuò la politica di espansione avviata dai primi califfi, sino a
raggiungere a ovest la Spagna (l'Andalusia) e a est la Cina. L'espansione rese
necessario lo spostamento della capitale in una città meno isolata dal resto
dell'impero: la scelta ricadde su Damasco, città dove gli omayyadi avevano
molti fedeli. Ma la dinastia venne ben presto accusata dai fedeli di essere
troppo laica e mondana. Fu così che, nel 750, si impose la seconda grande
dinastia della storia musulmana, quella degli abbasidi, che detenne il potere
sino al 1258 (anno in cui Baghdad venne occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi,
la capitale venne trasferita da Damasco a Baghdad. Ma il territorio era troppo
grande per essere controllato, e il potere venne sempre più affidato a piccole
dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo sempre dal potere
centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo il 1258, la storia
musulmana divenne la storia di piccole (anche se talvolta importanti) dinastie.
Attualmente i sunniti (gli ortodossi, coloro che seguono la Sunna, ovvero la
tradizione musulmana) rappresentano la maggioranza dei musulmani. Gli sciiti
(che in origine erano i partigiani di Ali) riconoscono la guida non di un
califfo - sovrano che, secondo loro, non ha alcun rapporto privilegiato con la
divinità - bensì di un imam (una guida) che, appartenente alla famiglia di Ali,
è dotato di potere sia temporale sia spirituale. La maggior parte degli sciiti
si trova oggi in Iran. Una corrente particolare dell'Islam è il sufismo, ovvero
il misticismo musulmano. Fine ultimo del mistico musulmano (sufi) è il
raggiungimento della divinità sino ad annullarsi in Essa. Per l'ortodossia
islamica è impensabile una fusione dell'uomo con Dio, e per questo motivo essa
non accetta alcune forme di sufismo.
Testi sacri
Il testo sacro dell'Islam è il Corano (in arabo Qur'an
ovvero "ciò che viene recitato"). Secondo la tradizione islamica, il
Corano è Parola di Dio trasmessa al mondo tramite il Profeta Maometto, ed è
l'ultima e definitiva rivelazione divina. Il Corano è composto da 114 capitoli
detti sure che sono disposti, a esclusione del primo capitolo, in ordine di
lunghezza dal più lungo al più breve. Le sure più lunghe sono le più recenti,
mentre quelle più brevi sono le più antiche. Ogni capitolo (tranne il nono) ha
inizio con la basmala, ovvero con l'espressione "nel nome di Dio, Clemente
e Misericordioso". Per quanto riguarda il contenuto, le sure vengono
suddivise in meccane e medinesi a seconda che siano state rivelate alla Mecca o
a Medina. Le sure del periodo meccano esprimono i princìpi fondamentali della
nuova religione: il monoteismo; la lotta contro l'ingiustizia sociale, poiché
la nuova religione si scaglia contro i ricchi e gli usurai; l'annuncio del
giorno del giudizio. Con la migrazione di Maometto a Medina i contenuti
cambiano. Le sure di questo periodo offrono le regole a cui deve sottomettersi
la comunità musulmana: ad esempio il divieto di consumare bevande fermentate,
il divieto dell'usura e così via. Al Corano si affiancano altri due testi che
vanno a costituire la tradizione musulmana (in arabo sunna): gli hadith, ovvero
i detti e fatti del Profeta Maometto, e la sira, la biografia di Maometto. Gli
hadith sono narrazioni riguardanti il Profeta che si occupano di tutti quegli
aspetti della vita sociale e religiosa di cui non parla il Corano: ad esempio,
come si devono svolgere le preghiere, i funerali, i matrimoni e così via.
Princìpi fondamentali
Tutti i musulmani credono in alcuni concetti base e
imprescindibili, ma al contempo ciascuno di loro li mette in pratica in base
alla tradizione e alle condizioni dell'area in cui vive. Il credo islamico può
essere riassunto da quelli che vengono comunemente chiamati i cinque pilastri
dell'islam (in arabo arkan al-islam): 1. la professione di fede (in arabo
shahada) che consiste nel recitare con intenzione la seguente frase:
"Professo che non esiste altro dio all'infuori di Iddio e Maometto è
l'Inviato d'Iddio" (in ambito sciita si aggiunge: "E Ali è il suo
Prediletto"); 2. la preghiera rituale (in arabo sala) è rappresentata
dalle cinque preghiere giornaliere: all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al
tramonto e alla sera. Per compiere la preghiera il musulmano deve trovarsi in
stato di purità rituale - questo è il motivo per cui nelle moschee v'è sempre
una fontana per le abluzioni - e deve rivolgersi verso la qibla, ovvero verso
la Kaaba della Mecca. La preghiera comunitaria è quella del venerdì a
mezzogiorno; 3. l'elemosina sociale purificatrice (in arabo zaka) che è una
somma che ogni musulmano deve versare annualmente, il cui ammontare è stabilito
in base al suo reddito e che viene usata per aiutare i poveri e i bisognosi; 4.
il digiuno (in arabo sawm) del mese di ramadan, nono mese del calendario
lunare. Durante questo mese il musulmano si deve astenere nelle ore diurne
soprattutto dal mangiare e dal bere; 5. il pellegrinaggio (in arabo hagg) alla
Mecca che è obbligatorio per ogni musulmano adulto almeno una volta nella vita.
Anche il pellegrinaggio ha luogo in un mese stabilito del calendario lunare.
Rapporti con le altre religioni
L'Islam si pone per definizione come l'ultima e
definitiva religione rivelata, quindi come "sigillo" delle religioni
monoteistiche. Ma proprio per questo motivo sia ebrei sia cristiani vengono
definiti dall'Islam "genti del Libro" e vengono rispettati e
tollerati in quanto possiedono un Libro rivelato. Nei confronti delle altre
religioni, invece, l'atteggiamento dell'Islam è stato spesso meno aperto: la
nozione di gihad, originariamente intesa come sforzo contro i politeisti, è
stata interpretata da alcuni movimenti estremistici come uno sforzo contro
chiunque non appartenga all'Islam.
Diffusione e localizzazione geografica
Attualmente, gli ebrei nel mondo sono circa 12.800.000
milioni e sono distribuiti in più di cento paesi. Di questi, l'unico paese in
cui l'Ebraismo costituisce la religione della maggioranza della popolazione è
Israele. Fuori da Israele, le comunità ebraiche più numerose si trovano negli
Stati Uniti, in alcuni paesi europei (le comunità più numerose in Europa sono
quelle inglese e francese), in Russia, in diversi paesi asiatici, nell'America
Latina e in Australia.
Cenni storici
La storia dell'Ebraismo inizia circa quattromila anni
fa quando, secondo la Bibbia, Dio si rivolse ad Abramo per stringere
un'Alleanza con il suo popolo. Oltre ad Abramo, gli altri due padri fondatori
della religione ebraica sono Isacco (figlio di Abramo) e Giacobbe (figlio di
Isacco). La Bibbia racconta la storia del popolo ebraico, dalle sue origini fino
alla ricostruzione del secondo tempio di Gerusalemme (516 a.e.v.). Secondo il
testo biblico, Dio (in ebraico JHVH, o Jahvè) promise ad Abramo, capo di una
tribù nomade, che i suoi discendenti avrebbero ereditato la Terra Promessa, a
condizione che essi avessero accettato e rispettato la sua Legge. I discendenti
di Giacobbe (che in seguito fu chiamato Israele) diedero origine alle dodici
tribù di Israele e giunsero in Egitto. Gli ebrei divennero schiavi del Faraone
e, dopo molte tribolazioni, Mosé li liberò dalla schiavitù e li condusse fuori
dall'Egitto. Per quarant'anni dopo la liberazione dall'Egitto, il popolo
ebraico attraversò il deserto (dove, sul monte Sinai, Dio consegnò a Mosé le
Tavole della legge) e, condotto da Giosué (successore di Mosé), ritornò nella
Terra Promessa, dove le dodici tribù si insediarono in varie zone della
Palestina.
Quando le tribù furono a poco a poco unificate,
reclamarono un re: il primo re fu Saul, seguito da Davide, il quale combatté
contro i filistei (una popolazione che abitava in Palestina) e fondò la
"Città di Davide", che successivamente prese il nome di Gerusalemme.
Il figlio di Davide, Salomone, diede inizio alla costruzione del primo Tempio
di Gerusalemme. Alla morte di Salomone, dieci delle dodici tribù di Israele si
separarono, mentre le due tribù che restarono fedeli al figlio di Salomone,
Roboamo, formarono il regno di Giuda, o Giudea (da cui viene la parola
"giudeo"). Nel 587 a.e.v. Gerusalemme venne distrutta dal re
babilonese Nabucodonosor, il Tempio fu bruciato e gli ebrei furono esiliati in
Babilonia. L'esilio in Babilonia diede il via alla diaspora, ovvero alla
dispersione del popolo ebraico nel mondo.
Nel 538 a.e.v., il nuovo re di Babilonia autorizzò il
ritorno degli ebrei in Israele e la costruzione del Secondo Tempio di
Gerusalemme (che fu poi distrutto dai romani nel 70 della nostra era). Gli
ebrei passarono sotto varie dominazioni fino a quando, nel II secolo a.e.v., la
rivolta dei Maccabei restituì l'indipendenza politica al popolo di Israele, indipendenza
che durò fino al 63 a.e.v., quando i Romani conquistarono la Giudea. Tra il I e
il IX secolo e.v. vennero redatti la Mishnah e i due Talmudim (il Talmud di
Gerusalemme e il Talmud di Babilonia), testi fondamentali della religione
ebraica che racchiudono la giurisprudenza e le credenze dell'Ebraismo. In
questo periodo, gli ebrei vivevano in diversi imperi: in quello romano, che
lentamente stava diventando cristiano, e in quello babilonese, che stava
diventando musulmano.
Intorno all'anno mille, sorsero in Europa due nuovi
poli della cultura ebraica: in Spagna si formò la comunità sefardita (fino a
quando, nel 1492, gli ebrei furono cacciati dalla Spagna), mentre l'Europa
orientale divenne la culla dell'ebraismo askenazita.
Mosé Maimoide, nato a Cordova (in Spagna) nel 1138, fu
uno tra i più importanti filosofi e teologi del mondo ebraico medievale: le sue
opere, tra cui La guida dei perplessi, divennero di fondamentale importanza per
tutti gli ebrei. Egli riformulò la legislazione rabbinica in modo da renderla
di facile comprensione ed elaborò un sistema di credenze normative per tutti
gli ebrei.
Fino al XIX secolo, gli ebrei hanno vissuto in tanti
paesi come gruppo religioso di minoranza, spesso perseguitato. Dalla metà del
Cinquecento vennero obbligati a risiedere in quartieri separati - i ghetti -
che venivano chiusi di notte e riaperti di mattina. Le persecuzioni si
intensificarono tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, quando in Russia
gli ebrei subirono numerosi massacri e saccheggi (pogrom). Sotto il nazismo
(1933-1945), milioni di ebrei vennero perseguitati, deportati e sterminati
(Shoah).
Fu circa nello stesso periodo che si affermò il
sionismo, un movimento culturale e politico il cui scopo era di ricondurre gli
ebrei nella terra di Israele per costituirvi una comunità nazionale, al riparo
dalle persecuzioni.
Attualmente, l'Ebraismo si suddivide in diversi
movimenti religiosi. I gruppi più importanti sono: gli ebrei riformati (che
lasciano ai singoli credenti la libertà nell'interpretare gli insegnamenti
della Bibbia e nell'osservare le leggi rituali), gli ortodossi e
ultra-ortodossi (per i quali le leggi rituali e cerimoniali vanno considerate
come immutabili), e i conservative (una ortodossia più attenuata).
Testi sacri
L'Ebraismo ritiene che vi sia stata una Rivelazione di
Dio messa per iscritto nella Bibbia (dal greco ta biblia, "i libri").
La Bibbia ebraica è composta da 24 libri, ed è suddivisa in tre sezioni: la
Torah (o Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia ebraica), i Nevi'im
("Profeti") e i Ketuvim ("Scritti"). Nella Bibbia sono
narrate le vicende storiche del popolo ebraico, l'Alleanza instaurata tra il
popolo e il suo Dio, e i princìpi che gli ebrei devono seguire per non rompere
l'Alleanza.
Tutti i libri della Bibbia ebraica sono scritti in
ebraico salvo alcune brevi sezioni in aramaico. I libri biblici furono scritti
in diverse epoche: le tradizioni più antiche risalgono al 1000 a.e.v., mentre
la maggior parte dei testi vennero redatti intorno al VI secolo a.e.v.. Nel mondo
antico la Bibbia fu tradotta in greco e i suoi insegnamenti e i suoi princìpi
si diffusero velocemente.
La Bibbia è un testo sacro anche per il Cristianesimo
, che inizialmente era costituito da un gruppo di ebrei (Gesù e alcuni suoi
discepoli), ed è la base dell' Islam, che si ritiene compimento sia
dell'Ebraismo che del Cristianesimo.
Accanto alla Bibbia, il Talmud (che significa
"insegnamento") è il grande libro sacro dell'Ebraismo: diversamente
dalla Bibbia ebraica, il Talmud è infatti riconosciuto solo dall'Ebraismo, che
lo considera come la "Torah orale", rivelata sul Sinai a Mosè e
trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il
Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio,
gli ebrei temettero che le basi religiose di Israele sparissero.
Il Talmud consiste in una raccolta di discussioni
avvenute tra i sapienti (hakhamim) e i maestri (rabbi) circa i significati e le
applicazioni dei passi della Torah, e si articola in due livelli: la Mishnah (o
"ripetizione") raccoglie le discussioni dei maestri più antichi
(giungendo fino al II secolo e.v.), mentre la Ghemarah (o
"completamento"), stilata tra il II e il V secolo, fornisce un
commento analitico della Mishnah. Il Talmud ci è giunto in due versioni
diverse: il Talmud di Gerusalemme (redatto tra il IV e il VI secolo nella Terra
d'Israele) e il Talmud di Babilonia (redatto tra il V e il VII secolo in
Babilonia).
A seconda del contenuto, il Talmud si suddivide in due
generi di testo: una parte legislativa, chiamata Halakhah, in cui sono
registrate le norme che regolano la vita quotidiana di ogni ebreo praticante
(anche se non tutti gli ebrei, e non tutte le scuole, interpretano queste norme
allo stesso modo), e una parte narrativa, chiamata Aggadah, in cui gli
insegnamenti rabbinici assumono la forma di leggende e di racconti.
Princìpi fondamentali
Il principio che fonda la religione ebraica è la
credenza in un solo Dio che - dopo avere creato il mondo - si è manifestato
agli uomini attraverso una Rivelazione, tramandata per mezzo dei Libri Sacri
(per questo motivo l'Ebraismo è chiamato anche Religione del Libro).
Un altro principio fondamentale, strettamente
collegato al primo, è quello dell'Alleanza tra Dio e il popolo ebraico.
Attraverso l'Alleanza, che in origine Dio strinse con Abramo, il popolo ebraico
si impegnò a riconoscere Dio, a sostenere il suo progetto e a rispettare le sue
Leggi. È tramite l'accettazione di questo patto che gli ebrei si riconobbero
come il "popolo eletto": ciò non significa che gli ebrei si aspettino
di ricevere particolari privilegi da Dio, o che si sentano migliori degli altri
popoli, bensì che ritengono di essere stati designati da Dio per testimoniare
agli altri - attraverso l'esempio delle loro azioni - la presenza di Dio sulla
terra.
L'Alleanza di Dio e con il popolo ebraico viene
rinnovata quando gli ebrei osservano nella vita pratica le leggi di Dio: alla
base del sistema etico ebraico ci sono i Dieci Comandamenti che Dio consegnò a
Mosé sul Monte Sinai. Vi sono poi 613 precetti, o mitzvot (di cui 365 divieti e
248 obblighi), registrati nella tradizione talmudica, che regolano la vita
quotidiana di ogni ebreo praticante, e che comprendono leggi relative a tutti
gli aspetti della vita sociale, dal matrimonio alle procedure cerimoniali,
nonché diverse regole e divieti alimentari.
Nel patto tra Dio e il suo popolo, il premio per la
buona condotta è dato dal possesso della terra, che innanzitutto appartiene a
Dio. Ogni volta che il popolo trasgredisce alle leggi di Dio, rompendo
l'Alleanza, Dio lo esilia. La speranza di un ritorno nella Terra Promessa, più
per volontà di Dio che per la diretta azione dell'uomo, ha dato luogo in certi
periodi alla credenza nell'arrivo di un messia, e cioè di un capo carismatico che
avrebbe ricondotto il popolo nella Terra d'Israele.
Un aspetto molto rilevante della religione ebraica è
l'importanza che essa attribuisce alla lettura e allo studio della Torah e del
Talmud. Non si può essere un buon credente se non si studia, e studiare
significa interrogare incessantemente i Testi, ricercandone tutti i significati
possibili.
Rapporti con le altre religioni
La religione ebraica non è interessata al proselitismo
attivo e non incoraggia (anche se non esclude) le conversioni. Tuttavia, l'Ebraismo
incoraggia un rapporto di collaborazione interreligiosa in campo sociale e
morale. Secondo il Talmud, l'ebreo deve rispettare le leggi del paese in cui
vive. Nel corso dei secoli, gli ebrei hanno subito discriminazioni e
persecuzioni da parte di altre religioni (in particolare da quelle cristiane).
BUDDHISTA
Diffusione e localizzazione geografica
Si ritiene che i buddhisti siano circa 350 milioni (il
6% della popolazione mondiale), e ciò fa del Buddhismo la quarta religione più
diffusa nel mondo.
Le varie scuole buddhiste si raggruppano in due
tradizioni principali, le quali divergono nel modo di intendere la dottrina del
Buddha:
- il Theravada, o Insegnamento degli Anziani,
corrisponde alla dottrina antica ed è praticato soprattutto in Sri Lanka, in
Birmania, in Laos, in Bangladesh e in Cambogia;
- il Mahayana, o Grande Veicolo, si è sviluppato in
Tibet, in Cina, in Corea, in Vietnam, in Mongolia e in Giappone. Uno degli
sviluppi più originali del Mahayana è il Vajrayana, o Veicolo del Diamante, che
caratterizza la tradizione tibetana (uno dei vertici della quale è il Dalai
Lama).
Cenni storici
Il fondatore del Buddhismo, Siddharta Gautama, visse
nell'India del nord tra il VI e il V secolo a.e.v.. Secondo l'insegnamento
tradizionale, dopo avere condotto un'esistenza molto agiata al riparo dalle
sofferenze, Siddharta abbandonò il lusso della casa paterna e trascorse sei
anni nell'ascetismo assoluto, secondo i precetti delle più rigorose scuole
induiste della "rinuncia" al mondo (vita di elemosine, digiuno, yoga,
meditazione in luoghi solitari). Deluso da questa esperienza, mitigato il
regime ascetico e praticando intensamente la meditazione, Siddharta raggiunse
infine lo stato di suprema coscienza che fece di lui il Buddha (o
"Risvegliato"). Dalla sua predicazione, e dal proselitismo dei suoi
primi seguaci, si formò una comunità estranea al sistema castale, a cui tutti
potevano aderire per scelta personale, che si separò gradualmente dall'
Induismo.
Testi sacri
I testi sacri del Buddhismo sono raccolti in due
"Canoni" chiamati Pali e Sanscrito, in base alle lingue in cui sono
stati scritti. Il Canone Pali, proprio della tradizione Theravada, è composto
da tre parti (o "canestri"): il Vinaya Pitaka (canestro della
disciplina), che contiene le regole della vita monastica; il Sutta Pitaka
(canestro della dottrina), che contiene i sermoni del Buddha; l'Abhidamma
Pitaka (canestro della filosofia), che contiene i commenti dotti alla dottrina
esposta nel Sutta Pitaka. Le denominazioni e le suddivisioni interne del Canone
Sanscrito (adottato dalla tradizione Mahayana) variano molto da paese a paese,
ma conservano la stessa tripartizione.
Princìpi fondamentali
Partendo da alcuni concetti induisti (ma anche
intervenendo su di essi in maniera radicale), come quelli del ciclo delle
rinascite (Samsara), dell'anima eterna di ogni essere vivente (atman), e
dell'atto con le sue conseguenze sulle vite successive (karma), il Buddhismo
pone al centro del suo insegnamento la via per raggiungere la cessazione della
sofferenza e la fine delle trasmigrazioni di esistenza in esistenza.
Il nucleo centrale della dottrina buddhista si
articola nelle tradizionali Quattro Nobili Verità:
• la prima Verità è l'universalità della sofferenza (o
dukkha): la vita è dolore, rimpianto (per ciò che abbiamo avuto e non abbiamo
più), insoddisfazione (per ciò che desideriamo e non abbiamo) e inquietudine
(per l'inconsistenza di ciò che abbiamo): soffriamo perché ci rendiamo conto
che tutto è effimero.
• la seconda Verità è che la sofferenza ha origine
dentro di noi, nel nostro tentativo, destinato all'insuccesso, di cercare la
felicità in ciò che è transitorio, spinti dalla bramosia/avidità/desiderio
allettante (o tanha - "sete") di far nostre delle cose, o delle
situazioni, che consideriamo attraenti;
• la terza Verità è che potremo porre fine alla
sofferenza solo se impareremo a liberarci dalla scala di valori ingannevole per
abbandonare ciò che nella vita è soltanto provvisorio (i desideri, le passioni,
l'idea errata che esista un "sé" permanente), estinguendo la
"sete";
• l'ultima nobile Verità riguarda la strada da
intraprendere per avvicinarsi al nirvana (all'estinzione del ciclo delle
rinascite), che il Buddha indica come "Nobile ottuplice sentiero":
retto pensiero, retta intenzione, retta parola, retta azione, retti mezzi di
sussistenza, retto sforzo, retta attenzione e retta concentrazione (dove
"retto" significa conforme agli insegnamenti buddhisti e ai precetti
esplicitati dalle varie scuole).
Rapporti con le altre religioni
Il Buddhismo può coesistere in modo molto flessibile
con altre religioni e si adatta ai diversi contesti culturali in cui è di volta
in volta inserito, spesso integrandosi profondamente con la cultura
preesistente. Secondo i buddhisti, infatti, tutte le pratiche spirituali hanno
come obiettivo il progresso dell'umanità verso il bene. Le strade che portano
alla salvezza sono molteplici e non si escludono a vicenda.
Diffusione e localizzazione geografica
Gli induisti rappresentano la terza comunità religiosa
del mondo (dopo i cristiani e i musulmani) e sono quasi 650 milioni (circa il
13% della popolazione mondiale), diffusi in 84 paesi. La maggior parte di essi
vive in Asia meridionale, e in particolare in India, in Nepal, in Sri Lanka, in
Bhutan, in Malesia, a Singapore, in Indonesia (Bali). Vi sono comunità induiste
in Africa (Mauritius), in America latina (Guyana, Trinidad), nelle isole Figi,
negli Stati Uniti e in diversi paesi europei.
Cenni storici
L'Induismo non ha un fondatore. Più che una religione
unitaria, l'Induismo è un insieme di movimenti religiosi diversi, che però sono
accomunati da alcuni princìpi fondamentali.
Vi sono diverse ipotesi sulla preistoria di questa
religione e dei popoli dell'India. Secondo molti studiosi, le origini
dell'Induismo risalgono a più di tremila anni fa, quando le tribù indo-arie si
installarono nel nord dell'India e elaborarono alcune concezioni filosofiche e
pratiche sociali che costituirono le basi del sistema filosofico induista.
Altri invece, e in particolare alcuni studiosi indiani contemporanei, ritengono
che non vi sia stata un'influenza esterna sulla cultura indiana delle origini,
la quale deriverebbe direttamente dall'antica civiltà dell'Indo (fiorita più di
quattromila anni fa), di cui rimangono alcune importanti tracce
architettoniche, ma della cui storia e della cui fine si sa molto poco.
In ogni caso, la storia dell'Induismo più antico viene
suddivisa in due fasi: la fase vedica (ca. 1500 - 900 a.e.v.), caratterizzata
dalla pratica dei sacrifici e dal culto di un numero molto elevato di divinità
- tra cui spiccano il potente Indra e il dio del fuoco Agni -, e la fase
post-vedica o brahmanica (ca. 900 - 400 a.e.v.), in cui sia il sacrificio, sia
molte delle divinità vediche perdono importanza, e compare il dio creatore
Prajapati (identificato con il brahman, l'assoluto).
La parola hindu fu introdotta con l'arrivo dei
musulmani (nel secolo VIII), mentre coloro che appartengono a questa religione
preferiscono il termine classico dharma, che significa legge, sostegno, norma,
giustizia, dovere, e si riferisce all'ordine eterno delle cose.
Testi sacri
Dapprima tramandati oralmente e poi, molto più tardi,
fissati per iscritto, i Quattro Veda (Veda degli inni, Veda delle melodie, Veda
delle formule sacrificali, Veda delle formule magiche) costituiscono i
fondamenti dell'Induismo.
Ciascuno dei quattro Veda è ordinato in quattro
diversi livelli, che sono:
• le Samhita, una considerevole raccolta di inni
composti tra il 2000 e il 1000 a.e.v.;
• i Brahmana, commenti liturgici in prosa;
• gli Aranyaka, o libri "della foresta";
• le Upanishad, che fungono da commenti filosofici dei
Veda.
• Il Mahabharata è un vasto poema, scritto tra il III
secolo a.e.v. e il III secolo e.v., che riassume in 18 libri il codice
guerriero e alcuni presupposti filosofici e religiosi dell'Induismo (in
particolare nella Bhagavad-gita, poemetto che affronta alcune questioni morali
fondamentali e la fede personale in una divinità salvatrice, Krishna/Vishnu).
• Il Ramayana è un'altra grande epopea che narra le
vicende di un eroe (in seguito identificato con il dio Vishnu) costretto a
combattere una guerra con il demoniaco re di Lanka (Ceylon) per riprendere la
sposa rapita.
• Infine, i Purana sono 36 raccolte di miti e
leggende, biografie e insegnamenti filosofici che costituiscono una sorta di
enciclopedia dell'Induismo.
Princìpi fondamentali
Le divinità vediche non sono tanto degli esseri
superiori, quanto delle rappresentazioni delle forze della natura. Nel corso
dei secoli, dopo il periodo vedico, due di queste divinità, Vishnu (dio
benefico e solare, di cui Rama e Krishna sono le principali incarnazioni) e
Shiva (dio al contempo distruttore e ricreatore, probabilmente ricollegabile
alla divinità vedica Rudra) hanno acquistato un particolare rilievo, dando luogo
a correnti differenti: il vishnuismo e lo shivaismo (che è, oggi, quella
seguita dalla maggioranza degli indiani). Una terza corrente è costituita dallo
shaktismo (Shakti, sposa di Shiva, è l'energia creativa della divinità).
Tuttavia, le diverse scuole non si escludono necessariamente a vicenda poiché
uno degli aspetti caratteristici dell'Induismo è che esistono diverse vie per
raggiungere la salvezza.Le varie scuole concordano su alcuni punti
fondamentali. Questi sono:
Il ciclo della rinascita (samsara): alla morte, ogni
creatura rinasce in un altro corpo, vegetale, animale, o umano. Lo scorrere
delle esistenze, ovvero la successione delle rinascite, è visto come un dramma
dal quale si desidera liberarsi con l'aiuto di determinate tecniche, come lo yoga
e la meditazione. La liberazione - o moksha - consiste nella scoperta
dell'identità del nucleo più profondo di sé (atman), con il brahman, che è
l'assoluto, l'Uno indivisibile che pervade tutto l'universo.
Il rispetto della vita: l'anima dell'individuo può
rinascere anche in forme animali e vegetali. Ne deriva che gli induisti tendono
a manifestare un grande rispetto per ogni tipo di essere vivente (ad esempio,
molti di essi sono vegetariani).
Il karma ("azione"): in base a questo
concetto, la condizione in cui un determinato individuo nasce nella vita
successiva dipende dalle azioni che ha compiuto in quella precedente. In altre
parole, ogni azione che l'individuo compie nella vita attuale avrà delle
ripercussioni nelle sue vite future.
La divisione della società in gruppi sociali (varna:
"colore"): i brahmani (brahmana), i guerrieri (kshatriya), i
produttori (vaishya) e i servitori (shudra), oltre ai fuoricasta che si
situavano al di fuori del sistema. Successivamente, la società si è articolata
in una gran quantità (dalle 2000 alle 3000) di caste (jati) e sottocaste.
L'appartenenza a una casta piuttosto che a un'altra dipende dal karma
dell'individuo, e dunque dalla sua condotta nelle esistenze precedenti. Chi
nasce all'interno di una certa casta deve essere consapevole dei doveri e delle
conseguenze della propria condizione (ad esempio ci si può sposare o sedere
alla stessa tavola solo con membri della propria casta): un adempimento dei
propri doveri castali è necessario per ottenere una rinascita migliore. Va
peraltro aggiunto che la Costituzione dell'India moderna vieta ogni
discriminazione in base all'appartenenza castale sebbene, nella pratica, il
sistema delle caste continui a essere applicato.
Rapporti con le altre religioni
Dato il principio induista secondo il quale le vie che
conducono all'Assoluto sono molteplici e non si escludono a vicenda, questa
religione si dichiara tollerante nei confronti sia delle altre religioni, sia
delle varie espressioni religiose che si esprimono al suo interno. Ciò che
l'Induismo rifiuta è l'assolutizzazione di una forma particolare di culto,
nonché, nella maggior parte dei casi, il proselitismo.