Il mistero Gesu'.
Solo due dei
quattro Vangeli (quello di Matteo e di Luca) parlano dell'origine e della
nascita di Gesù, risultando tuttavia in netto contrasto tra loro. Secondo
Matteo, Gesù era un aristocratico, se non un legittimo re, disceso direttamente
da David e da Salomone, il re biblico costruttore del 'primo tempio' (questo,
distrutto nel 586 a.C. dal babilonese Nabucodonosor, fu riedificato grazie alle
concessioni del persiano Ciro il Grande nel 538, quando agli Ebrei fu concesso
di affrancarsi dalla schiavitù e di tornare in Palestina, sicché si parla allora
di 'secondo tempio'; il nome resta anche per quello che sarebbe in realtà il
'terzo tempio", dal momento che il secondo pare sia stato addirittura demolito e
ricostruito ex novo, con enorme dovizia e profusione di spese, da Erode
il Grande; è questo il tempio che fu successivamente raso al suolo dai romani di
Tito, che aveva quindi ben poco a che fare sia con il 'primo', che con
l'autentico 'secondo': i soldati imperiali abbatterono una costruzione
recente!). Secondo Luca, invece, la famiglia di Gesù, benché proveniente dalla
casa di Davide, era un po' meno illustre, ed è sulla base del racconto di Marco
che è nata la leggenda del 'povero falegname'. Insomma le due genealogie sono
così nettamente discordi, che potrebbero riferirsi a persone diverse. Le
discrepanze tra i Vangeli non sono circoscritte soltanto alla genealogia
(cfr. Sanders, op. cit., pag. 89). Secondo Luca, Gesù, appena nato, ricevette la
visita di alcuni pastori. Secondo Matteo, ricevette l'omaggio di tre re. Secondo
Luca, la famiglia di Gesù viveva a Nazareth (ma questo piccolissimo villaggio
non è mai menzionato dalla Bibbia, e si dubita sia esistito a quei tempi, sicché
l'epiteto di 'Gesù Nazareno' andrebbe ricercato altrove). Secondo Matteo, i
genitori di Gesù (si fa per dire) erano piuttosto benestanti e risiedevano a
Betlemme, e Gesù nacque in una 'casa' vera e propria, e non in una 'magiatoia'.
Non ci sarebbe assolutamente modo di correggere i racconti contrastanti e di
poterli conciliare tra loro. Queste discrepanze emergono anche in altri momenti
salienti della vita di Gesù (ad es. relativamente alle ultime parole pronunciate
sulla croce, del resto come se un 'crocifisso', inchiodato, e non soltanto
legato o appeso ad un albero, potesse parlare per il poco di vita restante prima
di morire soffocato, malgrado l'impiego di eventuali 'selle' di sostegno come
ben potrebbe essere). In realtà le cose non stanno semplicemente così. Sono
molto più complesse e peraltro difficilissime da ricostruire. I Vangeli
hanno mobilitato la stessa archeologia scientifica, ottenendo certamente molte
conferme (cfr. ad es. A. Millard, Archeologia e Vangeli, Ed. Paoline,
1992). E sono stati versati mari d'inchiostro intorno all'enigma Gesù. Potendo
già bastare, oltre ai titoli già citati, il breve florilegio che segue:
Ipotesi su Gesù (il bellissimo libro di Vittorio Messori uscito nel
1976), l'eccellente biografia di Rinaldo Fabris, l'interessantissimo Gesù -
La Verità Storica di E.P. Sanders (Mondadori, 1999), ed anche l'ultimo
uscito, il Gesù di J. Roloff fresco di tampa (Einaudi, 2002, 127 ottime e
chiarissime paginette). Opere che ci riportano tutte quante al respiro delle
'profezie' bibliche, ma che confermano la vecchia impressione, che in tanto mare
ciascun autore riesca infine a trovare il Cristo che stava cercando. Del resto,
non esiste solo il 'Gesù' degli scritti canonici: accanto al diverso Gesù degli
scritti apocrifi, ci sarebbe poi anche il Gesù esseno. Dal 1947 furono via via
scoperte le 'undici' grotte del Qumran (si noti il numero delle grotte, che
sarebbero in effetti 'dodici' se ammettiamo che una grotta, come appunto sembra,
fu saccheggiata nell'antichità) con gli straordinari frammenti dei 'rotoli del
Mar Morto', non ancora completamente tradotti e pubblicati. Questa grande
scoperta, anziché gettare nuova luce su Gesù, ne ha infittito paradossalmente il
mistero. Gesù non giunse all'improvviso, balzato fuori dagi strani casi della
storia. Ma la sua figura risponde ad un paradigma ben preciso. Egli era per così
dire 'atteso', anche se del tutto straordinaria fu la Sua 'novità', capace di
scandalo e d'immenso amore. Accanto all'attesa delle Scritture, v'era pure
un'altra attesa nel mondo pagano del ritorno dell'età dell'oro, che non si
risolve soltanto nella quarta egloga di Virgilio, che tuttavia ne resta il
documento più famoso e forse anche più equivoco.
Il mistero
Gesù si riaffaccia ad ogni generazione. Percorre i tempi e le mode. Negli
anni cinquanta la ricerca cristologica entrò in una nuova fase, ma non portò a
risultati apprezzabili, malgrado l'impegno di Kaseman, Bornkamm e Robinson, che
erano fra gli studiosi più intelligenti di quella generazione. Una terza fase
della ricerca conobbe un rapido sviluppo dagli anni settanta, e continuò negli
anni ottanta, grazie alle opere di Sanders, Burton, Borg e Crossan. Il
'Jesus Seminar', diretto da Robert Funk, riportò
all'attenzione la ricerca sul 'Gesù storico'. Questa nuova generazione di
studiosi (sicuramente anticipata dal Gesù 'pasoliniano' del 1963, che dopo un
iniziale sconcerto da parte della Chiesa finì per essere accolto come un
capolavoro dal momento che non si trattava di una versione tipicamente
'marxista' di Gesù, e cioè a senso unico come già si era tentato di fare in
altre opere), ha avuto la tendenza a presentare Gesù come un maestro di saggezza
sovversiva, portatore di un messaggio dalle profonde conseguenze per la società
e gli uomini della sua epoca. La ricerca storica su Gesù, sul 'che cosa' sia
sopravvissuto ai disastri della 'critica delle forme', ha ancora molto da dire
sul modo in cui Gesù svolse il suo ministero e sul possibile influsso delle sue
idee sui contemporanei. Tuttavia l'attuale statuto della ricerca
neotestamentaria si fonda sulla considerazione che Gesù era molto diverso da
come fu descritto nei Vangeli e nel Credo della Chiesa (Didachè)
risalente a un secolo dopo. Il Jesus Seminar è un'associazione di circa
cento studiosi provenienti in maggioranza dagli Stati Uniti e dal Canada, che
riunitisi per la prima volta nel 1985, a Berkeley, cercano di stabilire quali
'detti' (loghia) siano attribuibili a Gesù, tentando di ricostruire gli
ipsissima verba che sarebbero stati pronunciati in lingua aramaica, cioè
quella lingua parlata in quel tempo in Galilea.
In una serie di
scritti risalenti al 1975 (The Jesus of the Early Cristians ed
anche Did Jesus Exist?), lo scrittore G. A. Wells ha supposto che il
Cristo della storia sia stato inventato dalla Chiesa nel II secolo d.C., ma il
presupposto fondamentale che i Vangeli non sarebbero stati scritti fino
al 100 d.C. non sembra oggi più difendibile. Più di recente H. Detering (Der
Gefaelschte Paulus, Duesseldorf, 1995) ha negato l'autenticità di tutte le
lettere paoline, attribuendole all'eretico Marcione vissuto verso la metà del II
secolo d.C. Nel romanzo (1954) intitolato L'ultima tentazione di Cristo
(che venne ripreso da Martin Scorsese nel film scandalo del 1988), lo
scrittore greco N. Kazantzakis (nato a Creta nel 1883 ed insignito del Nobel per
la letteratura, autore anche de Il poverello di Dio, una biografia
francescana romanzata pubblicata nel 1956, anno precedente alla sua morte, nella
quale si immagina un rapporto d'amore fra Chiara e Francesco: nel 1924, K. venne
in Assisi, e qui si incontrò con il poeta danese Giovanni Joergensen, col quale
ebbe un confronto sulla figura di San Francesco), descrisse Gesù come una figura
"dubbiosa e tormentata", molto distante dal guaritore carismatico e capo
spirituale che emerge dal Nuovo Testamento. Nel 1948 egli aveva pubblicato
Cristo di nuovo in croce, in cui il protagonista, il giovane e
angelico Manoliòs, anticipa la figura del Poverello di Dio, e a quella si
ispira. Qui il contrasto è tra vera fede, vissuta nel profondo, e fede
convenzionale e opportunistica. E' un po' la differenza tra 'religione statica'
e 'religione dinamica' del mai dimenticato 'maestro' Henri Bergson, il filosofo
francese dello 'slancio vitale' (ed anche primo autorevole 'critico' dei
presupposti epistemologici e filosofici della 'teoria della relatività' di
Einstein).
In un libro più
recente (Live from Golgotha, New York, 1992) Gore Vidal ha immaginato un
"pirata informatico" che vuole eliminare i Vangeli dalla memoria umana,
con viaggi nel tempo fino all'epoca delle origini cristiane, e, addirittura, la
possibilità che, a morire sulla croce, fosse stato Didimo Giuda (il
'gemello-gemello' del Cristo), e non Gesù stesso. Trame di questo tipo erano
state inaugurate dai Baigent, Leigh e Lincoln (autori de Il Sacro Graal,
fonte di ispirazione per il bestseller di Dan Brown, Il Codice da
Vinci).
Su questo
medesimo 'genere' si muovono, in modulate filigrane, libri destinati al grande
pubblico, come quelli dei già menzionati C. Knight e R. Lomas (La chiave di
Hiram e soprattutto Il secondo messia), di Lynn Picknett e Clive
Prince (Turin Shroud: In Whose Image? ed anche La rivelazione dei
Templari), di G. Phillips (Il mistero del sepolcro della Vergine
Maria) e di F. Terhart (I Templari guardiani del Santo Graal).
L'italiano Alvaro Innocenti (vedi Guerre nel tempo nel cielo di Giuda,
Firenze Atheneum, 2002, sottotitolo: Un'altra chiave di lettura
dell'ebreo Gesù) ha di recente pubblicato un lavoro assai diffuso, nel
quale viene affrontata la figura di Gesù riferita ad una allegoria di tipo
astronomico. Il 25 dicembre non è solo il giorno natale di Gesù (tale data fu
fissata nel III secolo, in luogo del 6 gennaio), ma anche quella di molti 'dèi'
pagani, come Osiride, Attis, Tammuz, Adone, Dioniso, e altri ancora.
L'egittologo E.A. Wallis Budge aveva notato, alla fine dell'ottocento, che
un'antica preghiera egiziana a Osiride-Amon incominciava con le stesse parole
del Padre nostro: <<Amon, Amon che sei nei
cieli…>>, e dunque la preghiera al Padre non proverrebbe direttamente
da Gesù. Sul quotidiano La Repubblica del 30 gennaio 2003 è comparso un
articolo di Pietro Citati sull'enigma che si nasconderebbe nel Padre
Nostro. La questione riguarda 'il pane epiousios', il pane
'quotidiano' del nostro sostentamento, con riguardo alla parola 'aramaica'
effettivamente adoperata da Gesù Cristo in luogo dell'aggettivo 'greco' della
traduzione evangelica (cfr. G. Vermes, op. cit). Ma si dovrebbe piuttosto
riflettere sull'evidente cadenza poetica di questa grande preghiera, che ne
rivela un'origine ispirata, e probabilmente antichissima. Dal calcolo effettuato
dal Seminar emergerebbe che soltanto il venti per cento dei 'detti'
contenuti nei Vangeli sarebbe materiale autentico, mentre quasi tutti
quelli del Vangelo 'teologico', e piuttosto tardo, di San Giovanni (scritto
verso il 100 d.C. come prova il 'papiro Rylands'), non lo sarebbero affatto.
Nella
prefazione di Pagan Christs, un libro di J.M. Robertson uscito nel 1903 e
ripubblicato di recente, Hector Hawton si poneva la seguente domanda <<Se
nessuno afferma seriamente che Adone, Attis e Osiride siano stati dei personaggi
storici, perché allora si fa un'eccezione per il presunto fondatore del
cristianesimo?>>. Nel 1946 Robert Graves aveva pubblicato King
Jesus, un Gesù che sopravvive alla croce. Nel 1916 il romanziere irlandese
G. Moore provocò uno scandalo rappresentando Gesù (The Brook Kerith) come
un sopravvissuto alla crocefissione, curato e riportato in salute da Giuseppe
d'Arimatea. Nel 1931 D.H. Lawrence pubblicava il suo ultimo romanzo, L'uomo
che non era morto, in cui Gesù sopravvive e trova la vera redenzione
attraverso l'amplesso con Maria Maddalena, presentata come una sacerdotessa di
Iside. Gesù è associato a Osiride, sposo della dea, morto e risorto. Quando nel
Vangelo di San Giovanni Maria Maddalena si reca alla tomba di Gesù, dice
al <<giardiniere>> (in realtà Gesù risorto) che il suo
<<Signore>> era stato portato via, e non sapeva dove fosse.
Queste parole suonano, all'apparenza, come se la Maddalena fosse del tutto
inconsapevole. Ma se era veramente una sorta di sacerdotessa di Iside, la
'moglie' di Gesù e prima 'apostola' - com'è detto negli 'apocrifi', avrebbe
invece fatto parte di un 'rituale iniziatico' vero e proprio. La sua 'litania',
ripetuta due volte, sarebbe perciò parte essenziale del 'mistero' che si sarebbe
celebrato in quell'occasione. Quindi Gesù era già destinato all'immortalità,
cioè alla 'resurrezione spirituale'. Ma occorre notare che l'eccezionale
complessità del 'mistero cristiano' della 'resurrezione' non può essere risolta
in forme riduttive e semplicistiche, ricorrendo a parvenze di mero razionalismo,
che pretendono di riportare un aspetto fondamentale del cristianesimo ad una
'cifra esplicativa' tutto sommato banale e peraltro assai poco attendibile. In
realtà la questione merita la massima attenzione anche alla luce della dottrina
paolina della resurrezione della carne. Uno straordinario, lucidissimo ed
avvincente inquadramento della questione della resurrezione di Gesù si trova in
Lineamenti di metafisica dualistica (Morlacchi Editore, 2002, pag.
196 ss. - vedi la recensione che ne compare in questo stesso numero di
Episteme) del Prof. Alberto Donati, giurista e filosofo dell'Università
di Perugia, un libro che il lettore attento dovrebbe cercare assolutamente di
non perdere. Secondo Donati il problema dell'immortalità si pone in termini
profondamente diversi a seconda che venga riguardato dal punto di vista della
teologia filosofica o dal punto di vista di quella cristiana (op. cit., pag.
199). Nel 1965 Hugh J. Schonfield (The Passover Plot) sostenne che Gesù
inscenò una finta crocifissione e che morì sulla croce (il libro vendette oltre
tre milioni di copie). Nel 1979 Elaine Pagels attirò l'attenzione mondiale sui
Rotoli di Nag Hamadi con The Gnostic Gospels. Nel 1992 l'australiana
Barbara Thiering ha supposto che Gesù (Jesus the Man: A New
Interpretation from the Dead Sea Scrolls) fosse sposato con Maria
Maddalena. Gesù sarebbe stato il Sacerdote empio al quale fanno
riferimento i rotoli esseni, e sarebbe stato crocifisso a Qumran. Viceversa,
secondo lo studioso biblico A. Dupont-Sommer, il Maestro di giustizia dei
rotoli del mar Morto sarebbe, sotto molti aspetti, il prototipo esatto di Gesù.
Per l'inglese J. Allegro, importante traduttore del Rotolo di Rame, ma censurato
studioso e biblista fuori dal 'consensus', l'origine del cristianesimno va
senz'altro ricercata nei rotoli di Qumran. Nel 1970 egli scrisse Il fungo
sacro e la croce, un libro che gli rovinò letteralmente la reputazione, nel
quale sostenne che Gesù non era mai esistito storicamente, ma era soltanto
un'immagine evocata dalla 'psiche' sotto l'influenza d'una sostanza
psicotropica, la psilocibina, un elemento 'attivo' dei funghi allucinogeni. Il
cristianesimo, come tutte le religioni, sarebbe derivato, secondo Allegro, da
una esperienza psichedelica, un rite de passage diffuso da un 'culto
orgiastico' che faceva uso di di particolari sostanze naturali. Inutile ripetere
che Allegro ed altri autorevoli studiosi e traduttori dei frammenti del Qumran
hanno svolto una critica di fondo, che non può essere trascurata. Il biblista
Gianfranco Ravasi, della cui serietà ed equilibrio nessuno può dubitare, recensì
su Avvenire il libro di Uta Ranke-Heinemann, Così non sia, come
una <<rabbrividente collezione di sciocchezze
esegetico-teologiche>>. La Heinemann fu la prima donna abilitata dalla
Chiesa cattolica all'insegnamento della teologia nelle università. Figlia del
Presidente della Repubblica federale tedesca tra il 1969 e il 1974, si convertì
dal protestantesimo al cattolicesimo, a 25 anni, quando conobbe suo marito, che
invece voleva farsi frate domenicano. Allieva di Bultmann, è autrice anche di
Eunuchi per il regno dei cieli (un titolo che si ispira sia a un
detto di Gesù, che a un episodio degli Atti). Secondo la Heinemann
<<il vangelo altro non è che un tessuto di favole dannose e di
kitsch di cattivo gusto>>. Il grande Rudolf Bultmann è stato invece
il maestro riconosciuto della critica neotestamentaria moderna. Egli ha negato
recisamente la storicità dei vangeli. Secondo E.P. Sanders (cfr. Jesus and
Judaism, 1985) possiamo dire chi Gesù non era, ma è ancora dificile dire chi
fosse. Secondo A. N. Wilson (Jesus, 1992): <<Una della più curiose
caratteristiche degli studi del Nuovo Testamento è il fatto che, sebbene uomini
di cultura abbiano esaminato attentamente documenti per secoli, non sono mai
riusciti a stabilire con certezza assoluta questioni così semplici come e dove i
vangeli siano stati scritti, quando sono stati scritti, ancora meno da chi sono
stati scritti>>. Dorothy Sayers (1893-1957), importante storica inglese
della letteratura, più nota al grande pubblico come autrice di romanzi gialli (i
suoi racconti hanno per protagonista Lord Peter Wimsey), scrisse anche alcuni
saggi su Gesù, che rappresentarono il primo tentativo di reazione alle teorie di
Bultmann nei riguardi del Gesù storico, e commedie radiofoniche sul medesimo
argomento, che ebbero innumerevoli repliche (come The Man Bar King del
1943). E.G. Gruber e H. Kersten (The Original Jesus, 1995), dopo aver
messo a confronto i 'detti' di Gesù con i testi buddhisti, hanno proposto di
ritrovare le radici dell'insegnamento di Cristo in questa religione orientale,
precedente di qualche secolo. Gesù avrebbe ricevuto un'educazione di questo tipo
nella setta contemplativa dei "Terapeuti", quando si trovava, appunto, ad
Alessandria. Gli 'anni oscuri' di Gesù si sarebbero dunque svolti fuori della
Palestina. E su questo ci troviamo d'accordo. Ci sarebbe, anche, la singolare
versione di un Gesù sepolto, addirittura, in Kashmir. <<Gli Ahmadis, un
movimento settario islamico, elaborando un testo oscuro della quarta 'sura' del
Corano e una serie di leggende popolari islamiche e indiane, ritengono
che Gesù sia stato crocifisso, ma non sia morto sulla croce. Deposto ancora
vivo, sarebbe stato guarito da un unguento prodigioso, marhan-i-Isa, la
cui formula era stata comunicata per rivelazione ai discepoli. Risanato si
sarebbe recato a predicare il vangelo alle tribù perdute di Israele in
Afghanistan e nel Kashmir. In quest'ultimo paese sarebbe morto all'età di 120
anni e ancora oggi la sua tomba può essere visitata a Srinagar>>
(schiarimenti e puntualizzazioni dello studioso torinese Mario Introvigne.
Andreas Faber-Kaiser, un tedesco trasferitosi in Spagna, è infatti l'autore del
libro "La tomba di Gesù a Srinagar? ", apparso in Spagna nel 1976. Si
tratta di un appassionato 'ufologo', assai poco credibile, e Gesù è visto in
chiave extra-terrestre. Nel 1975 Faber-Kaiser si sarebbe recato in Kashmir e
avrebbe visitato la tomba di Gesù, quella di Maria, e quella di Mosè. Un altro
dei chiodi fissi di questo autore sarebbe la certezza che all'origine della
cultura medio-orientale ci sia nientemeno che la colonizzazione portata in Asia
dai 'maya' messicani. Una prova, secondo lui inconfutabile, starebbe nel fatto
che l'ultimo grido in lingua aramaica di Gesù in croce: <<Elì, Elì,
lemà sabactàni?>> (ma i crocifissi possono parlare ed urlare in
questa posizione di pressoché totale soffocamento?), sarebbe stato per l'appunto
pronunciato in lingua maya, e significherebbe non <<Mio Dio, perché mi hai
abbandonato?>>, ma <<Ora affondami nella prealba della tua
presenza…. >>.
Dalle sabbie di
Nag Hammadi emerse, nel 1945, anche il papiro del Vangelo apocrifo di
Tommaso, una raccolta asistematica di 114 'detti' di Gesù, risalente alla
fine del I secolo d.C., che non poco ha stuzzicato l'attenzione degli studiosi.
Da non confondere con gli Atti di Tommaso, altro scritto gnostico più
tardo, questo apocrifo sembra effettivamente ripercorrere una 'pericope'
originale. Nella versione di Re Giacomo del Vangelo di Giovanni,
l'apostolo Tommaso viene chiamato "Didymus", cioè 'gemello'. In tutti e quattro
i Vangeli, e negli Atti, si parla del discepolo conosciuto come
Tommaso, senza però riconoscergli una particolare rilevanza. Di lui non si sa
praticamente nulla. Solo nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù riceve
notizia della malattia di Lazzaro, Tommaso parla, e dice: <<Andiamo
anche noi a morire con lui>> (11, 16). Poi, in un passo sempre di
questo Vangelo, Tommaso mette in dubbio la resurrezione di Gesù. Secondo
Esusebio (Storia Ecclesiatica, 3, 1) l'apostolo Tommaso avrebbe
successivamente evangelizzato i Parti (che occupavano l'Iran attuale). Stando ad
un' opera apocrifa risalente al III secolo, apprendiamo invece che morì in
India, trafitto da lance, e che la tomba nella quale era sepolto (a Madras),
sarà in seguito trovata vuota. Una tradizione similare è rintracciabile presso
una setta di cristiani siriani, che si definiscono "Cristiani di San Tommaso". A
quanto essi raccontano, sarebbero stati convertiti da Tommaso, che poi morì a
Mylapore, nei pressi di Madras. Chi era esattamente Tommaso? Anche il suo nome è
in realtà un soprannome: in ebraico significa infatti 'gemello'. Sicché 'Tommaso
Didimo' è 'gemello-gemello', due volte. Nell'apocrifo di Tommaso e negli Atti
di Tommaso egli è identificato come 'Giuda Tommaso'. E quando Gesù (Atti
di Tommaso) appare ad un giovane: <<Egli vide il Signore Gesù col
sembiante dell'apostolo Giuda Tommaso. . . Il Signore gli disse: " io sono Giuda
che è anche Tommaso, sono tuo fratello">>. Il professor Helmut
Koester della facoltà di teologia di Harvard, intervistato per la serie
televisiva inglese curata da David Rolfe, Jesus: The evidence, del 1984,
dichiarò che non si poteva dubitare del fatto che Giuda Tommaso fosse davvero il
fratello gemello di Gesù. Negli Atti di Tommaso è scritto:
<<Fratello gemello di Cristo, che riceve la sue segrete
parole>>. In un frammento di un'altra opera apocrifa, Gesù,
avvicinandosi a Simone Pietro e Giuda Tommaso, si rivolge a loro <<in
lingua ebraica>>, e per quanto il testo appaia offuscato nella
traduzione dall'originale copto, sembra che Gesù dica: <<Saluti, mio
venerabile guardiano Pietro. Saluti, Tommaso (Gemello), mio secondo
messia>>.