I Papi del Giubileo

 

 

Bonifacio VIII

(Benedetto Caetani) [Anagni 1235 circa - Roma 1303], papa 1294-1303. Dotto giurista, fece la sua carriera presso la curia romana e partecipò a numerose missioni in vari paesi. Nel 1281 divenne cardinale e nel 1294, dopo aver concorso a indurre Celestino V a rinunciare al pontificato, fu eletto papa dal conclave riunito a Napoli. Carattere impetuoso e autoritario, consolidò la sua posizione personale e familiare in Roma abbattendo gli avversari, in particolare i Colonna. Il suo programma, inteso alla restaurazione della supremazia pontificia nel campo spirituale e in quello temporale su tutto il mondo cristiano, non ebbe successo, e i suoi sforzi di realizzarlo, assumendo la funzione del pacificatore e dell'arbitro, non solo fallirono, ma gli procurarono impopolarità, accuse e odi implacabili. Tale esito ebbero i suoi interventi nelle lotte tra Genova e Venezia, tra gli Angioini e gli Aragonesi, tra la Francia e l'Inghilterra, tra i Bianchi e i Neri di Firenze; donde i severissimi giudizi di Dante, il quale vide in lui non soltanto il pericoloso nemico della libertà fiorentina, ma anche il pontefice assetato di potenza terrena al punto da farsi usurpatore dei diritti spettanti per destinazione divina all'Impero. Il pontificato di Bonifacio VIII finì tragicamente per il conflitto tra il papa e il re di Francia Filippo IV il Bello: esso ebbe origine dalla pretesa del re di sottoporre gli ecclesiastici francesi alle imposte, senza il consenso della Santa Sede. Il papa reagì invocando il rispetto dei tradizionali privilegi ecclesiastici che ebbe tuttavia scarso effetto. Dopo una tregua, nel corso della quale il papa acquistò grande prestigio con la canonizzazione di re Luigi IX di Francia, col consolidamento della sua posizione in Roma sulle famiglie rivali e con la celebrazione del primo giubileo secolare (1300), la contesa si riaccese quando Filippo il Bello fece arrestare il vescovo di Pamiers, Bernard Saisset. Mentre il papa, con una serie di documenti teologici e giuridici ribadiva energicamente i suoi diritti, il re, dopo un'intensa, tendenziosa propaganda tra il popolo, faceva appello agli Stati Generali, e otteneva da essi la sanzione del principio che sopra il re non esisteva altra autorità, salvoil volere di Dio. Bonifacio rispose con la famosa bolla Unam sanctam (1302), una delle più solenni dichiarazioni della supremazia pontificia. Si scatenò allora in Francia una violenta campagna contro il papa, che fu chiamato usurpatore della cattedra di san Pietro e perfino eretico; in questo clima arroventato Guglielmo di Nogaret, scese in Italia con una banda di armati, ai quali si unì Sciarra Colonna coi suoi seguaci assetati di vendetta, e aggredì, oltraggiò e catturò Bonifacio VIII nel suo palazzo di Anagni (7 settembre 1303). Il vecchio papa, liberato dal popolo di Anagni, solamente allora scomunicò il re. Morì a Roma pochi giorni dopo, l'11 ottobre, amareggiato per le offese subite.  

 

 

Clemente VI

(Pierre Roger) [Maumont, Limosino, 1291 - Avignone 1352], papa dal maggio 1342 al dicembre 1352. Benedettino, abate di Fécamp (1326), vescovo d'Arras (1328), arcivescovo di Sens (1329) e di Rouen (1330), cardinale nel 1338, fu eletto pontefice nel 1342. Risiedette ad Avignone, che acquistò nel 1348 dalla regina di Sicilia Giovanna I d'Angiò. Papa munifico, protesse generosamente il Petrarca, al quale assicurò notevoli benefici ecclesiastici e del cui consiglio tenne gran conto. Sostenne dapprima l'opera di Cola di Rienzo, a cui affidò delicati incarichi, ma quando questi fu proclamato tribuno della città (1347), dopo un breve periodo di tolleranza, lo avversò apertamente, facendolo cacciare da Roma per mezzo del suo legato. Nei confronti dell'Impero, si era schierato fin dai primi tempi del suo governo contro Ludovico il Bavaro, che proclamò decaduto nel 1346, favorendo poi l'elezione di Carlo IV di Lussemburgo. Cercò, senza riuscirvi, di rinnovare la propria autorità sui territori pontifici dell'Italia settentrionale con interventi militari. Stabilì che il giubileo dovesse celebrarsi ogni cinquant'anni.

 

 

Bonifacio IX

(Pietro Tomacelli), papa (1389-1404). Napoletano, cardinale-prete di Santa Anastasia (1381), fu eletto da quattordici cardinali creati da Urbano VI, mentre ad Avignone regnava l'antipapa Clemente VII. Ristabilì il partito “urbanista”, ma per l'eccessiva intransigenza nella difesa dei suoi diritti ritardò la soluzione dello Scisma d'Occidente; ad Avignone infatti, nel 1394, alla morte di Clemente, fu eletto l'antipapa Benedetto XIII. Per risanare le finanze pontificie aumentò l'imposta delle “annate”. Con l'appoggio di Ladislao di Durazzo, re di Napoli, tentò, senza successo, di interessare Carlo VI, re di Francia, a una definitiva composizione dello scisma.  Urbano VI aveva deciso di spostare la  cadenza del giubileo ogni  33 anni, in riferimento al periodo della vita terrena di Gesù. Alla sua morte, Bonifacio IX, diede inizio all'Anno Santo del 1390. L'avvicinarsi della fine del secolo e  l'afflusso consistente di pellegrini lo indussero ad indire un nuovo Giubileo nel 1400.  

 

 

Martino V

(Oddone Colonna) [Genazzano, Roma, 1368 - Roma 1431], papa (1417-1431). Succedette a papa Gregorio XII. Creato cardinale da papa Innocenzo VII (1405), partecipò al concilio di Pisa (1409), quindi al concilio di Costanza (1414-1418), che ebbe praticamente termine con la sua elezione. Rifiutò di riconoscere alcuni dei decreti conciliari che più ledevano la supremazia papale, che venne riaffermata con la costituzione del maggio 1418. Condusse laboriose trattative per porre fine alla situazione di disagio determinata dal perdurare dello scisma, riuscendo infine a ottenere la rinuncia dell'antipapa Clemente VIII (1429). Sotto la pressione del partito conciliarista, convocò due concili, uno a Pavia-Siena (1423-1424), l'altro a Basilea (1431). Nel primo dovette far fronte alle tendenze autonomiste della “nazione” francese, del secondo non poté nemmeno assistere all'apertura ufficiale. Indisse l’Anno Santo nel 1425, introducendo due novità: la coniazione di una speciale medaglia commemorativa e l’apertura della Porta Santa a San Giovanni in Laterano.In campo liturgico, papa Martino V favorì la devozione al nome di Gesù (1427), introdotta da Bernardino da Siena, e si dimostrò inoltre tollerante verso gli ebrei, mitigando le misure vessatorie del suo predecessore contro di loro. Protesse e favorì in ogni modo i Colonna. Il pontificato di Martino V fu caratterizzato da una generale ripresa del prestigio papale e dagli inizi del grande nepotismo; se Martino V non fu grande mecenate, preparò però le basi economico-politiche per il pieno inserimento dello Stato Pontificio e della politica papale nel concerto degli Stati italiani del xv secolo.

 

 

Niccolò V

(Tommaso Parentucelli) [Sarzana 1397 - Roma 1455], papa (1447-1455). Intimo del cardinale Niccolò Albergati e legato agli ambienti umanistici, diventò vescovo di Bologna (1444), cardinale (1446) e, morto Eugenio IV, ne fu il successore. Alla conclusione del concilio di Basilea e alla sottomissione dell'antipapa Felice V, i Padri elessero anch'essi papa Niccolò V e si ricompose il Piccolo scisma d'Occidente (1449). Per ottenere questo risultato il papa dovette fare concessioni ai principi tedeschi laici ed ecclesiastici e stipulò con il futuro imperatore Federico III il concordato di Vienna (1448). Durante il giubileo del 1450, un grave incidente con morti e feriti avvenne sul ponte S. Angelo alla vigilia di Natale a causa della grande affluenza di pellegrini. Nel 1452 incoronò solennemente a Roma (ultima incoronazione svoltasi nell'Urbe) Federico III; invano esortò i principi cristiani a soccorrere il fatiscente Impero bizantino e a organizzare una crociata dopo la caduta di Costantinopoli (1453). Contribuì a conciliare gli Stati italiani nella pace di Lodi e a collegarli nella Lega italica (1454). In Roma il papa dovette reprimere la congiura di Stefano Porcari (gennaio 1453), volta a istituire la repubblica. In campo culturale fu l'iniziatore e il promotore del mecenatismo papale: raccolta di codici, restaurazione di monumenti sacri e profani, attività edilizia, protezione di artisti e di letterati. Niccolò stesso fu valente umanista, e in Germania scoperse un codice di Tertulliano: nei suoi viaggi si faceva seguire da scrivani che copiassero i codici che non si potevano acquistare.

 

 

Sisto IV

(Francesco Della Rovere) [Celle Ligure 1414 - Roma 1484], papa (1471-1484). Entrato nell'ordine dei frati minori, conseguì il dottorato in teologia a Padova (1444) e insegnò in varie università (Bologna, Pavia, Siena, Firenze, Perugia). Divenuto ministro generale dell'ordine (Perugia, 1464) e cardinale (1467), alla morte di Paolo II venne eletto  papa per l'appoggio determinante degli Orsini, dei Gonzaga e dei Borgia. Preoccupato per  l'avanzata dei Turchi Ottomani, convinse le potenze cristiane a organizzare una crociata che portò solo all'effimera occupazione di Smirne (1472) e non valse a impedire la “guerra  d'Otranto” (1480-1481); la minaccia turca sull'Italia centromeridionale diminuì solo con la  morte di Maometto II (1481). Nel 1475, in un momento di grave crisi internazionale, che rendeva pericolosi i viaggi dei pellegrini, il Papa indisse un giubileo supplementare in Bologna, che fu tenuto dal 1° maggio 1476 al 30 aprile 1477. Fra questo ed il precedente giubileo corrono soltanto 25 anni, perché Paolo II (Barbo) con le costituzioni Ineffabili aveva deciso — e da allora il provvedimento non è stato mai modificato — che i giubilei venissero tenuti ogni venticinque anni. Sisto IV praticò largamente il nepotismo,  proteggendo in particolar modo i nipoti Giuliano (il futuro Giulio II), Pietro, Bartolomeo, Leonardo, Giovanni Della Rovere, e Girolamo (il più intraprendente), Pietro e Raffaele Riario. Fu proprio la protezione largita ai parenti, oltre all'attenuarsi della minaccia turca, che impegnò Sisto IV nella politica italiana: nel 1477 venne sottomessa l'Umbria per opera di Giuliano, che inimicò così alla curia la corte medicea; nel 1478 il papa si lasciò quindi coinvolgere nella congiura dei Pazzi: alla fine egli dovette però ritirare le censure senza ricevere adeguate soddisfazioni e accettare una pace che portò, per le imprevedibili mosse diplomatiche di Lorenzo il Magnifico, a una cosiddetta “alleanza universale” degli  Stati italiani (marzo-agosto 1480). Sisto IV reagì alleandosi con Venezia e partecipando  alla guerra di Ferrara durante la quale però rovesciò quasi subito la sua politica; strinse alleanza con il re Ferdinando I d'Aragona e scomunicò i Veneziani, ma tale politica si rivelò infruttuosa per Sisto IV che subì il grave scacco diplomatico della pace di Bagnolo (7 agosto 1484). All'interno dello Stato, il pontificato fu caratterizzato dalle feroci lotte tra i Colonna e gli Orsini: il papa nel 1480 conferì la berretta cardinalizia a Giovanni, ma egli stesso non fu estraneo all'eccidio di Lorenzo Colonna; quanto agli Orsini, Sisto elevò alla porpora nel 1480 Cosimo e nel 1483 Giambattista, per allearsi la potente casata che nel 1478 con il condottiero Niccolò si era schierata con i Medici. Per di più il suo pontificato fu contrassegnato da eccessivo fiscalismo, con un esagerato aumento delle annate, e dal dilagare della venalità negli uffici della curia. L'opposizione al suo dominio si concretò addirittura nel tentativo di far comparire il papa a Basilea (1482), dove il concilio (chiuso nel 1449) non venne riaperto solo per l'intervento dell'imperatore Federico III. Sisto IV approvò (1478) l'organizzazione dell'Inquisizione spagnola e nel 1483 nominò inquisitore generale Torquemada. Le iniziative culturali di Sisto furono notevoli: l'arricchimento della Biblioteca apostolica vaticana , la costruzione della Cappella Sistina e di numerosi altri monumenti in Roma.

 

 

Alessandro VI

(Rodrigo de Borja o Borgia) [Játiva, presso Valencia, in Spagna, 1431 - Roma 1503], papa dal 1492 al 1503. Figlio di Isabella Borja, sorella di papa Callisto III, e di Jofré de Borja y Doms, suo cugino, a quattordici anni, per la protezione dello zio allora cardinale, ebbe canonicati e prebende da Niccolò V. Venuto in Italia nel 1449, studiò diritto canonico all'università di Bologna, dove si laureò nel 1456: già nel 1455, dallo zio diventato papa era stato nominato protonotario apostolico, mentre nel 1456 fu fatto cardinale, vicecancelliere della Chiesa ancor prima di ricevere gli ordini maggiori, e vescovo di Valencia (per questo fu chiamato anche “il cardinale Valentino”). Morto Callisto III (1458), ebbe il favore di Pio II e di Sisto IV, da cui fu inviato come legato in Spagna nel 1472: nel 1484, alla morte di Sisto IV, tentò invano di farsi eleggere papa. Ascese invece al soglio pontificio nel 1492, quando già aveva avuto numerosi figli: due femmine e Pier Luigi, primo duca di Gandía, di cui non è certa la madre, e quattro figli nati da Vannozza de Cathaneis: Cesare, Giovanni, secondo duca di Gandía, Lucrezia e Goffredo. Tutti vennero legittimati con varie bolle; più tardi Rodrigo Borgia ebbe un'altra figlia da Giulia Farnese. Come pontefice, Alessandro VI fu una delle più discusse personalità della sua epoca: poco aperto, da un lato, alla cultura rinascimentale, sistemò tuttavia l'università di Roma e incoraggiò gli scavi archeologici che portarono alla scoperta, a Nettuno, dell'Apollo del Belvedere e, più tardi, del gruppo del Laocoonte. Egli fu però in primo luogo sovrano temporale, partecipando attivamente alle vicende politiche italiane. Ostile alla spedizione in Italia di Carlo VIII di Francia (1494), lasciò il passo al re diretto a Napoli, ma organizzò subito dopo contro di lui, con Venezia e Milano, una lega che lo costrinse ad abbandonare Napoli e l'Italia (1495). Più tardi si alleò con Luigi XII di Francia nell'interesse del figlio Cesare, che da quel sovrano ebbe il ducato di Valentinois e aiuti militari, in vista della creazione di un proprio regno nell'Italia centrale, al quale il papa tendeva con ogni mezzo. Importante per le future sorti dell'America, scoperta proprio all'inizio del suo pontificato, fu la divisione da lui fissata nel 1493  fra la zona sottoposta all'influenza della Spagna e quella sottoposta al Portogallo. La sua vita dissipata venne denunciata con asprezza dal Savonarola che l'accusò di simonia e fu dal Papa scomunicato (1497) e più tardi (1498) impiccato e bruciato sul rogo a Firenze alla presenza di inviati pontifici. Ad Alessandro VI  si deve l'uso di aprire e chiudere il giubileo (1500) con  l'apertura e chiusura della Porta Santa. I grandiosi progetti di conquiste concepiti per il figlio Cesare si tradussero in una lotta continua contro i grandi feudatari romani e contro i signori della Romagna e dell'Italia centrale. Ma la sua morte improvvisa (per la quale si parlò di veleno) fece crollare tutti questi progetti, poiché nel frattempo anche il figlio Cesare era caduto gravemente infermo. La figura di Alessandro VI, molto complessa, venne variamente giudicata ed è difficile ancor oggi pronunciarsi in modo assoluto e definitivo: certo alcune delle accuse portate contro di lui furono esagerate o false, mentre è sicuro che la sua condotta morale, particolarmente agli occhi dei moderni, non fu consona all'alto ufficio di sommo pastore della Chiesa, ma si adeguò piuttosto a quella di un principe del Rinascimento.

 

 

Clemente VII

(Giulio de' Medici) [Firenze 1478 - Roma 1534], papa dal 1523 al 1534. Figlio naturale di Giuliano de' Medici, ebbe larghi favori e dignità ecclesiastiche da Giovanni de' Medici, divenuto papa Leone X, che lo fece anche arcivescovo di Firenze e cardinale (1513). Eletto egli stesso al pontificato nel 1523, si trovò a fronteggiare una situazione difficilissima, per l'insanabile conflitto tra Carlo V e Francesco I, per la minaccia turca, per il progressivo estendersi della Riforma nell'Europa settentrionale: spesso preoccupato da problemi politici più che religiosi, geloso custode della signoria medicea su Firenze, si mostrò in più occasioni indeciso e cattivo diplomatico, aggravando i problemi che gli si presentavano. Nel 1525 Clemente VII indisse il giubileo, contro il quale i luterani diffusero libelli polemici sulla differenza del giubileo di Cristo, concesso a tutti liberamente, e quello del Papa, teso solo a  rimpinguare le finanze della Chiesa. Alleatosi ai Francesi e ai Veneziani per sottrarsi alla pesante tutela imperiale, sperò di rimediare alla sconfitta subita da Francesco I a Pavia con la costituzione della lega di Cognac (1526), intraprendendo una costosissima quanto disastrosa guerra, conclusa con il sacco di Roma del 1527, al quale si sottrasse chiudendosi in Castel Sant'Angelo. Rappacificatosi (1529) con Carlo V, bisognoso dell'aiuto papale contro i Turchi, lo incoronò imperatore a Bologna, chiedendo in cambio la restaurazione dei Medici a Firenze, erettasi in repubblica. Caduta Firenze, affidata dal pontefice alla signoria del duca Alessandro, Clemente VII riprese a oscillare tra Francia e Impero, dimostrando insieme di sottovalutare la reale portata del movimento riformatore di Germania, con il quale più volte si illuse di poter trovare facilmente un accordo. Se la sua tendenza al compromesso evitò molte lotte cruente, il differimento dell'apertura del concilio ecumenico, più volte promesso a cattolici e protestanti, fece cadere le ultime speranze di una composizione del conflitto religioso. Una simile tattica temporeggiatrice usò Clemente VII anche nella complessa vicenda relativa all'annullamento del matrimonio di Enrico VIII d'Inghilterra con Caterina d'Aragona, irrigidendosi però infine risolutamente di fronte alle minacce scismatiche del re, sfociate nel distacco da Roma della Chiesa d'Inghilterra (1534). Clemente VII esercitò un largo mecenatismo affidando tra l'altro a Michelangelo l'esecuzione del  Giudizio universale  nella Cappella Sistina.

 

 

Giulio III

(Gian Maria Ciocchi del Monte Sansovino [Roma 1487-1555], papa (1550-1555). Vescovo di Palestrina (1543), fu rappresentante di Paolo III al concilio di Trento, dove svolse una parte di rilievo. Venne eletto papa dopo un conclave di tre mesi. Non avendo avuto Paolo III  il tempo di pubblicare il giubileo a causa della sua morte, egli lo  promulgò in ritardo il 24 febbraio e, in conseguenza, ne fu  prorogata la chiusura all'Epifania del 1551, onde durò meno di un anno.  Denunciò fin dall'inizio del pontificato gli abusi della Chiesa romana (concistoro del 28 febbraio 1550) e riconvocò il concilio di Trento (giugno 1551). Confermò altresì lo statuto dei gesuiti (luglio 1550), affidando loro la fondazione in Roma del Collegio romano e del Collegio germanico per l'educazione dei giovani prelati tedeschi nella lotta contro l'eresia (1552). Costretto a sospendere i lavori conciliari sotto la minaccia dell'occupazione di Trento da parte dell'esercito protestante di Maurizio di Sassonia e preoccupato di vedere precipitare la contesa tra Carlo V ed Enrico II in una guerra generale, Giulio III stipulò una tregua con Ottavio Farnese (aprile 1552), ritirandosi dal conflitto. Assillato dallo scisma anglicano, promosse presso Maria Tudor il ritorno dell'Inghilterra nella Chiesa cattolica nel gennaio 1555.

 

 

Gregorio XIII

(Ugo Boncompagni) [Bologna 1502 - Roma 1585], papa (1572-1585). Di formazione giuridica, dopo aver percorso la carriera ecclesiastica sotto i papi Paolo III, Paolo IV e Pio IV partecipando al concilio di Trento, succedette a Pio  V. Governò con la viva coscienza che la politica è l'arte del possibile, con un rigoroso senso di giustizia nell'amministrazione dello Stato (che cercò di rafforzare, ma inutilmente, incamerando feudi e diminuendo il debito pubblico) e con un alto concetto della sua sovranità, che lo tenne lontano dal nepotismo, anche nei confronti del figlio naturale Giacomo, che pur beneficò. Nel 1575 Greorio XIII instaurò l'uso della muratura della Porta Santa e  delle medaglie celebrative in occasione del giubileo, in quell’anno confluirono a Roma oltre 300.000  persone da tutta l'Europa. Circondato alla corte da gesuiti, cappuccini e teatini, ben influenzato dal cardinale Carlo Borromeo, promosse la diffusione dei collegi e dei seminari, riformò il calendario (1582), e fu instancabile nell'elaborare progetti contro i protestanti, in Germania, nei Paesi Bassi, in Francia. Contro la regina Elisabetta finanziò rivolte in Irlanda e si adoperò per una lega tra Filippo II di Spagna e i Guisa. Sempre a corto di danaro per finanziare le lotte contro eretici e Turchi, si industriò ad aumentare le entrate dello Stato, ma con conseguenze negative per le confische, le lotte tra i partiti che dovunque si riaccesero, e l'aumento del banditismo. Curò un'edizione del Corpus Juris Canonici (1582) e la prima edizione del  Martirologio romano  (1583).

 

 

Clemente VIII

(Ippolito Aldobrandini) [Fano 1535 - Roma 1605], papa dal 1592 al 1605. Laureato in giurisprudenza a Bologna e ottimo giurista, fu uditore di Rota e legato in Polonia: succedette a Innocenzo IX nel 1592 con i voti della fazione antispagnola, e durante il suo pontificato si accostò quindi alla Francia, riconciliandosi con il re Enrico IV dopo la sua conversione. Nel 1597, alla morte di Alfonso II duca di Ferrara, avocò allo Stato della Chiesa la città e il ducato, ciò che gli valse poi l'ostilità degli storici estensi. Molto rigido, combatté rigorosamente il banditismo e represse con una serie di esecuzioni capitali l'ondata di delitti pubblici e privati da cui Roma fu travagliata alla fine del XVI sec.: così, proprio per impulso del pontefice, venne portato innanzi il processo Cenci, fino alla sua tragica conclusione con tre condanne per parricidio (1599). La presenza fra i condannati della giovane Beatrice, con la pietà destata dal suo caso, non giovò alla popolarità del pontefice, dal quale si sperò invano un atto di clemenza. Né gli giovò la successiva confisca dei beni dei Cenci, una parte dei quali venne acquistata da un nipote del papa, il cardinale Aldobrandini: e appunto di nepotismo esagerato venne accusato il pontefice. Un altro rimprovero mosso in ogni tempo a Clemente VIII fu la condanna al rogo di Giordano Bruno (1600). Ma tutto ciò non può far dimenticare la sua valida opera riformatrice della Chiesa, il favore concesso alle missioni, l'amicizia e la protezione per uomini insigni come il Baronio, il Bellarmino, l'Antoniano, Guido Bentivoglio, Andrea Cesalpino, Torquato Tasso (che egli ospitò, preparando per lui l'incoronazione in Campidoglio, non avvenuta per la morte del poeta). Lo zelo religioso del pontefice si esplicò anche nel giubileo del 1600, da lui fatto celebrare solennemente. Riprendendo un divieto già fatto da alcuni suoi predecessori, impedì la celebrazione dei divertimenti di carnevale, mentre si prodigò per  l'accoglienza dei pellegrini, e molti confessò e comunicò egli stesso.  Fondò, fra l'altro, il Collegio clementino.

 

 

Urbano VIII

(Maffeo Barberini) [Firenze 1568 - Roma 1644], papa (1623-1644). Già elevato ad alte dignità da Sisto V, nunzio apostolico a Parigi per Clemente VIII (1604), fu creato cardinale da Paolo V (1606) e, dopo una brillante carriera, succedette a Gregorio XV. Zelante esecutore delle norme tridentine, si adoperò per restaurare l'autorità e la disciplina ecclesiastica, per rafforzare l'Inquisizione (al suo nome è legato il processo contro Galileo) e per ridare alla Chiesa un peso, nella politica internazionale, mentre il protestantesimo e il regalismo venivano affermandosi sempre più nel corso della guerra dei Trent'anni (1618-1648). Urbano VIII nel 1625 celebrò il giubileo fecendo preannunziare l'apertura della Porta Santa col suono delle campane, per tre volte al giorno nei tre giorni precedenti il Natale. Essendo scoppiato il colera nel Napoletano sostituì alla basilica di S. Paolo la chiesa di S. Maria in Trastevere, concedendole la Porta Santa (sul fianco sinistro, tuttora  conservata). Nel quadro della politica internazionale, la sua opera incontrò ostacoli insormontabili non solo da parte degli Stati protestanti, ormai definitivamente sottratti alle direttive romane, ma anche di alcuni grandi Stati cattolici (Francia, domini absburgici iberici e imperiali e, in Italia, Venezia, Stati sabaudi, Toscana). Nell'interesse degli Stati della Chiesa, rivendicò e annetté il ducato di Urbino (1631) e si impegnò in conflitto con i Farnese per l'annessione del ducato di Castro (1642- 1644). Favorì l'incremento delle missioni, specialmente in Asia. Umanista, mecenate, in particolare protettore del Bernini cui commissionò molte opere, fu amministratore imprudente, sì da compromettere le finanze pontificie, e si segnalò per gli eccessi del suo nepotismo.

 

 

Innocenzo X

(Giovanni Battista Pamphili) [Roma 1574-1655], papa (1644-1655). Ebbe solida preparazione giuridica e fece lunga esperienza di affari politici in curia (dove fu avvocato concistoriale e uditore di Rota), e all'estero come nunzio a Napoli e successivamente in Francia e in Spagna. Diventato cardinale (1629), succedette a Urbano VIII nel 1644, nonostante l'opposizione del Mazzarino, il quale poi protesse i Barberini (che il papa aveva fatto processare) minacciando di togliere Avignone alla Santa Sede. Innocenzo X lottò anche contro i Farnese, togliendo loro nel 1649 Castro che fece radere al suolo. Rispetto alle potenze europee impegnate nell'ultima fase della guerra dei Trent'anni, mantenne una certa autonomia anche dagli Absburgo, cercando di rafforzare lo Stato Pontificio, senza però frenarne il decadimento amministrativo. Con l'aiuto del cardinale Benedetto Odescalchi (il futuro Innocenzo XI), pose le basi di una organizzazione amministrativa con il segretario di Stato che affiancò il “cardinale nepote”. Ma la decadenza politica del papato fu confermata dai trattati di Vestfalia, contro cui il pontefice protestò con il breve Zelus domus meae. Nel 1650 in occasione della celebrazione del giubileo Alessandro Algardi compose l'altorilievo  che raffigura Papa Leone Magno che ferma Attila, posto in S. Pietro, e la statua bronzea di Innocenzo X in Campidoglio. Con illuminato spirito di mecenatismo protesse scrittori (come Pietro Sforza Pallavicini, storiografo del concilio di Trento) e artisti, tra cui il Bernini (in un primo tempo avversato), l'Algardi, il Borromini (il Bernini scolpì l'estasi di S.Teresa, e il Borromini provvide fra l'altro al restauro di S. Giovanni in Laterano. Vanno ricordati di Innocenzo X le riforme degli ordini religiosi, i suoi interventi nella “questione dei riti cinesi” (1645-1646) e contro il giansenismo (bolla Cum occasione del 1653).

 

 

Clemente X

(Emilio Altieri) [Roma 1590-1676], papa dal 1670 al 1676. Vescovo di Camerino (1627), poi nunzio a Napoli, fatto cardinale da Clemente IX (1669), gli succedette, dopo un lunghissimo conclave, all'età di ottant'anni. La mattina di Pasqua del 1675 a Piazza Navona alla presenza della regina  Cristina di Svezia si svolse una grandiosa cerimonia in occasione del giubileo: ai lati della fontana elevavano due enormi  macchine a forma di mausoleo sulle quali troneggiavano le statue del redentore e della Vergine. Intervenne nelle vicende polacche, favorendo l'ascesa di Sobieski, e nel conflitto tra Francia e Spagna, ma lasciò praticamente governare il nipote adottivo, cardinale Paluzzi degli Alberini.

 

 

Innocenzo XII

(Antonio Pignatelli) [Spinazzola, Bari, 1615 - Roma 1700], papa (1691-1700). Avviato alla carriera diplomatica, dopo avere ricoperto l'ufficio di inquisitore a Malta e di governatore a Viterbo, diventò nunzio in Toscana, Polonia, Vienna; vescovo di Lecce (1672), cardinale e vescovo di Faenza (1681), arcivescovo di Napoli (1687), succedette ad Alessandro VIII nel 1691. Riprendendo le direttive di papa Innocenzo XI, da cui era stato fatto cardinale, combatté il nepotismo (bolla Romanum decet pontificem, 1692), e avviò a una soluzione di compromesso il conflitto giurisdizionale e teologico con Luigi XIV per le libertà gallicane, ottenendo la restituzione di Avignone (1693). Intervenne nelle grandi questioni teologiche del secolo, cioè giansenismo e quietismo (condannati nel 1699). Innocenzo XII incoraggiò Carlo II, ultimo sovrano absburgico di Spagna, a testare in favore di Filippo d'Angiò (il futuro Filippo V), nipote di Luigi XIV. Innocenzo XII, promotore del giubileo del 1700 e fondatore di una delle maggiori opere caritative di  Roma: l'ospizio di san Michele a Ripa, morì il 28 settembre, così la Porta Santa venne  rinnovata dal suo successore Clemente XI.

 

 

Benedetto XIII

(Pierfrancesco Orsini) [Gravina di Puglia, Bari, 1649 - Roma 1730], papa (1724-1730). Domenicano (1667), cardinale nel 1672, poi arcivescovo di Benevento (1686), succedette a Innocenzo XIII. Nelle dispute contemporanee sulla grazia sostenne la dottrina della grazia efficace di san Tommaso (1724).  In occasione del giubileo del 1725 crebbero le opere caritative e le iniziative per venire incontro alle  esigenze dei pellegrini che numerosi arrivarono a Roma. Il pontefice inutilmente cercò di imporre la bolla i Unigenitus Dei filius (1725) contro i giansenisti, i quali furono invece incoraggiati dalla sua presa di posizione in favore di certe tesi agostiniane. Giurista e letterato, fondò la congregazione dei Seminari e l'università di Camerino. Fece molte canonizzazioni, tra cui quella di san Luigi Gonzaga e di san Stanislao Kostka. Nocquero alla sua fama le concussioni e gli abusi della curia, e l'eccessiva libertà d'azione da lui concessa al venale cardinale Coscia.

 

 

Benedetto XIV

(Prospero Lambertini) [Bologna 1675 - Roma 1758], papa (1740-1758). Arcivescovo di Ancona nel 1727, cardinale nel 1728, arcivescovo di Bologna nel 1731, fu il più grande pontefice del XVIII secolo. Eminente canonista, prudente uomo politico (accordò grandi privilegi ai signori d'Europa, ottenendone però concordati favorevoli), pur essendo moderato ed equanime nelle controversie intorno al giansenismo, difese rigorosamente la dottrina della Chiesa. Per altro verso condannò la pratica dei “riti cinesi” che erano tollerati dai gesuiti; combatté la massoneria, ma, largo di vedute, riformò la congregazione dell'Indice. Amico delle arti e delle lettere, promosse gli studi, favorendo gli uomini più dotti della sua epoca (Boscovich, Muratori, Querini). Scrittore brillante ed erudito, lasciò numerosi volumi di scritti vari (De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione, 1734-1738) e un'interessante corrispondenza col cardinale Guérin de Tencin. Indisse l'Anno Santo del 1750 durante il quale predicatore instancabile fu San Leonardo da  Porto Maurizio, che eresse nel Colosseo 14 edicole della Via Crucis e una  grande croce in mezzo all'arena.

 

 

Pio VI

(Giovanni Angelo Braschi) [Cesena 1717 - Valence, Drôme, 1799], papa (1775-1799). Di famiglia nobile (era figlio del conte M. Aurelio Tommaso Braschi), addottoratosi  in utroque iure  nel 1735, ricoprì in seguito diverse cariche alla corte pontificia (cameriere segreto e aiutante di studio di Benedetto XIV; canonico di San Pietro [1755]; tesoriere della Camera apostolica [1766]). Creato cardinale nel 1773, fu eletto papa (succedendo a Clemente XIV che aveva promulgato il Giubileo per il 1775 ma non poté  aprirlo perché morì tre mesi prima dell'apertura solenne alla quale provvide il nuovo pontefice),  il 15 febbraio 1775, in un conclave protrattosi per più di quattro mesi e dopo essersi impegnato a non ricostituire la Compagnia di Gesù. Amante delle arti e delle lettere e mecenate munifico, Pio VI favorì gli studi archeologici (scavi e Museo Pio- Clementino) e chiamò a Roma artisti come A. Canova e L. David; come sovrano temporale egli cercò anche di migliorare le strutture economiche e amministrative dei suoi Stati, intraprendendo lavori di bonifica (tra cui quelli, imponenti, per il prosciugamento dell'Agro pontino), impiantando un moderno catasto nelle Legazioni, curando le comunicazioni (strada Velletri-Terracina, ecc.), pure se i risultati raggiunti furono poi inferiori alle speranze, anche a causa delle sue tendenze nepotistiche. La prima fase del lungo pontificato di Pio VI fu caratterizzata dalla crisi nelle relazioni tra la Chiesa e vari Stati europei, provocata dalle tendenze risolutamente giurisdizionaliste tipiche del dispotismo illuminato. I rapporti si fecero particolarmente tesi con Vienna, in conseguenza della politica febroniana di Giuseppe II e dei suoi ministri (generalizzazione dell'obbligo del  placet ; obbligo del giuramento per i vescovi; intervento dello Stato nelle questioni liturgiche e nell'ordinamento dei seminari; secolarizzazione degli ordini religiosi contemplativi; ecc.), tanto da far decidere il papa (il “pellegrino apostolico”) a compiere un viaggio a Vienna nel 1782 nel tentativo, risultato poi vano, di convincere il sovrano austriaco a mitigare le sue pretese. Altri attriti si verificarono tra Pio VI e Caterina II di Russia (per la decisione della zarina di non considerare sciolta la Compagnia di Gesù) e gli arcivescovi elettori di Treviri, Magonza e Colonia (in seguito all'istituzione di una nunziatura a Monaco: Puntazione di Ems, 1786). Difficili furono anche le relazioni tra la curia e gli Stati italiani, in particolare Napoli (politica giurisdizionalista di Ferdinando IV, culminata nella soppressione di numerosi conventi e nel rifiuto del tradizionale omaggio della chinea) e la Toscana (attività riformatrice ispirata ai princìpi del giuseppinismo del granduca Leopoldo II e tendenze giansenistiche del vescovo di Pistoia Scipione de' Ricci, condannate nel 1794 con la bolla  Auctorem fidei ).  Ma preoccupazioni ancora più gravi apportò al pontefice la Rivoluzione francese. All'iniziale atteggiamento conciliante di Pio VI nei confronti della costituzione civile del clero, motivato dalla speranza di arrivare a un accomodamento, seguì il 10 marzo 1791 la condanna, quando la resistenza di una larga parte del clero francese e l'occupazione di Avignone avevano ormai dimostrato l'irreparabilità della rottura. Le conseguenze della Rivoluzione, inoltre, si fecero ben presto sentire anche negli Stati Pontifici, dove si intensificò l'azione dei giacobini (congiura bolognese di L. Zamboni, 1794) mentre crescevano le ingerenze francesi. Finalmente il Bonaparte, nel corso della sua prima campagna d'Italia, impose al papa dapprima il duro armistizio di Bologna (23 giugno 1796) e poi il trattato di Tolentino (19 febbraio 1797), che comportò la cessione alla Francia delle Legazioni e di Ancona. Alcuni mesi più tardi l'uccisione del generale L. Duphot provocò l'invasione di tutto il territorio pontificio da parte delle truppe francesi, e Pio VI, privato dei suoi poteri temporali, dovette assistere alla proclamazione della Repubblica Romana (15 febbraio 1798). Fatto prigioniero, il papa fu successivamente condotto a Siena (20 febbraio), nella certosa di San Casciano (presso Firenze), a Torino e infine nella cittadella di Valence dove si spense qualche settimana più tardi, dopo aver sopportato con grande fermezza i disagi della deportazione. Il suo corpo fu trasferito a Roma nel 1802.

 

 

Leone XII

(Annibale Sermattei della Genga) [castello della Genga, Ancona, 1760 - Roma 1829], papa (1823-1829). Sacerdote nel 1783, vescovo di Tiro (e poi di Senigallia), fu nunzio a Lucerna e a Colonia, inviato presso la dieta germanica (1805), e poi nunzio a Monaco e a Parigi (1808). Cardinale dal 1816 e vicario di Roma dal 1820, fu ostile alla politica cautamente riformatrice del Consalvi e alla morte di Pio VII fu fatto papa (28 settembre 1823) dopo un lungo conclave che vide la vittoria del gruppo dei cardinali “zelanti”, contrari alle innovazioni. Leone XII (che enunciò il suo programma di restaurazione della fede, di lotta all'indifferentismo religioso, di condanna del liberalismo e delle “sette” nell'enciclica Ubi primum  del maggio 1824) cercò di frenare le tendenze gallicane in Francia e combatté quelle febroniane in Austria e in Germania, riconobbe di fatto l'indipendenza delle colonie spagnole d'America. La difficile situazione della Chiesa al tempo dell'egemonia napoleonica non aveva permesso al suo predecessore (Pio VII) di  indire un giubileo per il 1800. Leone XII  indisse nel 1825 un grande giubileo e oltre mezzo milione di pellegrini giunse a Roma nel 1825: sostituì per le consuete visite  dei fedeli la basilica di San Paolo fuori le mura, distrutta dall'incendio del 1823, con la basilica  minore di Santa Maria in Trastevere. Tolse dall'Indice le opere di Galileo. Più rigida e chiusa fu invece la linea adottata nel governo temporale dello Stato Pontificio, caratterizzata da un'azione rigorosa contro i fermenti liberali (dure repressioni operate contro il movimento settario romagnolo dal cardinal Rivarola e da monsignor Invernizzi, condanne a morte del Targhini e del Montanari) e da un'accentuazione del peso del clero nella vita pubblica. Leone XII negoziò dei concordati con gli Stati renani, la Svizzera, l'Hannover e gli Stati dell'America del Sud. Nel 1824 creò la congregazione degli studi per la scuola dello Stato Pontificio, che dal 1870 diresse le università pontificie.

 

 

Leone XIII

(Vincenzo Gioacchino dei conti Pecci) [Carpineto Romano 1810 - Roma 1903], papa (1878-1903). Figlio di Ludovico, di famiglia patrizia anagnina fedelissima al papato, dopo aver studiato nel collegio dei gesuiti di Viterbo e (dal 1824) nel Collegio romano, frequentò poi i corsi della Sapienza, perfezionando la sua preparazione per la carriera nella diplomazia e nell'amministrazione pontificia nell'Accademia dei nobili ecclesiastici (alla quale fu ammesso nel novembre 1832). Ordinato sacerdote nel 1837, nel febbraio 1838 fu nominato delegato pontificio di Benevento, dove rimase sino al 1841 operando con abilità ed energia per rafforzare la sovranità pontificia su quella città. Passato poi, sempre con le funzioni di delegato, a Perugia (1841) e nominato arcivescovo di Damiata (Damietta) nel gennaio 1843, nell'aprile dello stesso anno il Pecci fu inviato come nunzio a Bruxelles, dove si trovò a dover fronteggiare una difficile situazione originata dai contrasti che dividevano il clero belga  e da un dissenso con il governo per la questione dell'insegnamento. Tornato a Roma e nominato vescovo di Perugia, resse quel vescovado dal 1846 al 1877, rivelando elevate capacità di governo e doti di equilibrio che si espressero soprattutto nel difficile periodo del 1859-1861 (insurrezione di Perugia del 1859 e annessione dell'Umbria al regno d'Italia). Anche se distante dalle posizioni di rigida intransigenza del cardinale Antonelli, segretario di Stato di Pio IX, era tuttavia un sostenitore convinto della necessità del potere temporale; e fece quindi opposizione all'annessione dell'Umbria e all'introduzione in quella regione della legislazione ecclesiastica piemontese e del matrimonio civile. Nominato camerlengo nel 1877, il Pecci (che nel 1857 era stato fatto cardinale) dopo la morte di Pio IX fu eletto pontefice nel conclave svoltosi il 18-20 febbraio 1878.  

Le speranze dei liberali-moderati italiani che l'avvento del nuovo papa, da essi stimato per la sua fama di uomo equilibrato e capace, potesse avviare a soluzione la Questione romana non furono però confermate dai fatti, perché Leone XIII pensava ancora che fosse possibile restaurare il potere temporale, e attuò quindi in generale  una politica sostanzialmente temporalista, mirante a richiamare l'attenione delle potenze cattoliche sulle difficoltà create alla Santa Sede dalla presenza italiana in Roma: politica che ebbe i suoi momenti culminanti in coincidenza con le agitazioni anticlericali svoltesi in quel periodo nella penisola e negli anni immediatamente successivi al 1887. Nel perseguire questa sua linea Leone XIII cercò dapprima di appoggiarsi all'Austria (che lo invitò però alla moderazione), e poi (dopo che la conclusione della Triplice alleanza [1882] ebbe rassicurato lo Stato italiano per quel che riguardava un eventuale intervento nella Questione romana dell'Impero absburgico) alla Francia, avvalendosi della tensione esistente dal 1882 tra i due paesi latini. Ma se la Francia si mostrò disposta a valersi dell'arma della Questione romana contro l'Italia, i governi della III Repubblica continuarono però a battere decisamente la strada della politica anticlericale all'interno, che portò alla laicizzazione della scuola e al ristabilimento del divorzio (1884-1885), alla soppressione quasi completa delle congregazioni religiose (1901) e infine alla rottura con la Santa Sede. Risultati più positivi ottenne invece l'azione di Leone XIII in Germania, dove i contatti avviati con Bismarck nel 1878 e negli anni seguenti portarono alla fine del Kulturkampf  (che permise la visita del nuovo imperatore Guglielmo II al papa il 12 ottobre 1888), e negli Stati Uniti, che conobbero un rapido incremento del cattolicesimo (attività di monsignor Gibbons, fatto poi cardinale, e apostolato a favore degli emigrati italiani di Francesca Saverio Cabrini). Leone XIII accarezzò anche il progetto di stabilire relazioni permanenti con il governo inglese e appoggiò l'opera di avvicinamento alla Chiesa anglicana  e anche se la questione della convalida delle ordinazioni anglicane non portò a risultati concreti, tuttavia le conversioni al cattolicesimo si moltiplicarono. Sul piano dottrinale, Leone XIII affrontò tutti i problemi posti dalla trasformazione della società moderna. Certamente egli fece salvi i diritti dell'autorità  e rinnovò la condanna alla massoneria, ma tenne a definire la legittimità dell'esigenza delle libertà popolari e della libertà in generale. Difensore della famiglia di fronte all'ondata dei divorzi  e avversario del socialismo Leone XIII, che si meritò il titolo di “papa sociale” e “papa degli operai”, prestò grande attenzione ai problemi del mondo del lavoro, proponendosi di creare un ordine cristiano fondato sulla giustizia sociale; in questo quadro, egli si rifiutò di condannare i “Cavalieri del lavoro” americani, favorì i congressi scientifici internazionali dei cattolici, e incrementò l'azione economico-sociale dell'italiana Opera dei Congressi. Il contributo più importante alla elaborazione della dottrina sociale della Chiesa fu dato da Leone XIII con la pubblicazione dell'enciclica Rerum novarum  sulla condizione degli operai, che mentre da una parte prendeva posizione contro il socialismo affermando il diritto di proprietà (anche se sottoposto a limiti), dall'altra affermava la necessità di dare impulso all'associazionismo operaio cattolico e auspicava un limitato intervento dello Stato nel campo sociale al fine di eliminare le condizioni economiche e sociali che rendevano dura e penosa la condizione delle classi lavoratrici. Nel 1900 Leone XIII promulgò il giubileo dopo 75 anni dal precedente, poiché gli avvenimenti politici impedirono  a Pio IX di celebrare i due che avrebbero dovuto essere celebrati sotto il suo pontificato, nel 1850 (esilio a Gaeta) e nel 1875, cinque anni dopo la presa di Roma

 

 

Pio XI

(Ambrogio Damiano Achille Ratti) [Desio, Milano, 1857 - Città del Vaticano 1939], papa (1922-1939). Nato da una famiglia di modeste origini, studiò nei seminari diocesani di Milano e nel Seminario lombardo di Roma, dove nel 1879 fu ordinato sacerdote. Laureatosi nel 1882 in teologia presso la Pontificia facoltà della sapienza e in diritto canonico all'università gregoriana, prese nello stesso anno la laurea in filosofia presso l'Accademia di San Tommaso d'Aquino della quale pochi mesi dopo fu nominato membro. Dopo un periodo di insegnamento  fu nominato dottore  e poi prefetto della Biblioteca ambrosiana (1907-1911), passando poi quale viceprefetto alla Biblioteca vaticana. Durante la permanenza all'Ambrosiana (ove si distinse per il suo impegno e la profondità dei suoi studi e contribuì a fare della Biblioteca, sino ad allora prevalente dominio dei dotti, una sede di consultazione al servizio anche degli studiosi esterni, religiosi e laici) si dedicò al riordino di varie biblioteche lombarde  e fu incaricato dal capitolo del duomo dell'opera di recupero e restauro dei codici e delle pergamene danneggiati nell'incendio dell'Esposizione internazionale di Milano del 1906. Sempre in quel periodo compì numerosi viaggi scientifici presso archivi e biblioteche italiane ed estere, pubblicò la grande raccolta degli  Acta Ecclesiae Mediolanensis ad eius initiis usque ad nostram aetatem, curò l'edizione del Missale Ambrosianum duplex (pubblicato nel 1913 dopo la sua partenza da Milano) e trovò anche il tempo per dedicarsi al suo svago preferito, l'alpinismo, aprendo sul Monte Bianco e sul Monte Rosa, insieme col sacerdote Grasselli, nuove vie che ora portano il loro nome. Divenuto prefetto della Biblioteca vaticana nel 1914, quattro anni più tardi ricevette da Benedetto XV la nomina a visitatore apostolico della Polonia e della Lituania con lo scopo ufficiale di assistere la Chiesa polacca nella sua ricostruzione e risolvere i problemi religiosi posti dal crollo degli Imperi centrali e dalla riunificazione dello Stato polacco; ma quando la Santa Sede riconobbe la Polonia la sua missione cessò di essere solo religiosa per divenire anche diplomatico- politica, e due mesi dopo fu nominato nunzio apostolico e arcivescovo titolare di Lepanto; iniziò così un breve ma intenso e drammatico periodo durante il quale tenne stretti rapporti con il generale Pilsudski di cui appoggiò i piani espansionistici nel corso della guerra russo-polacca  e gettò le basi per un concordato tra la Polonia e la Santa Sede. Il suo operato fu al centro di una vivace polemica in occasione dei plebisciti nell'Alta Slesia e nella Prussia Orientale per i quali era stato nominato commissario pontificio, ma Benedetto XV ne approvò la missione, nominandolo arcivescovo di Milano e, poco dopo, cardinale.  Nei cinque mesi in cui resse la nuova diocesi  si distinse particolarmente per l'organizzazione dell'insegnamento del catechismo nelle scuole milanesi e inaugurò l'università Cattolica del Sacro Cuore. Il 24 gennaio 1922, due giorni dopo la morte di Benedetto XV, lasciò Milano per recarsi al conclave che il 6 febbraio lo elesse papa. Assunto il nome di Pio XI, iniziò il suo pontificato impartendo la benedizione  urbi et orbi  dalla loggia esterna di San Pietro, chiusa dal 1870, intendendo così manifestare il desiderio di togliere la Chiesa dal suo isolamento e di concludere finalmente un concordato con l'Italia, risultato cui si giunse con i patti lateranensi del 1929. Ma sorsero ben presto contrasti col governo italiano in merito all'applicazione dei patti, soprattutto per quanto riguardava l'Azione cattolica divenuta obiettivo degli attacchi del regime fascista, che mal sopportava l'esistenza di organizzazioni giovanili svincolate dalla sua autorità; alle pressioni dei fascisti che avevano imposto lo scioglimento dell'associazione  Pio XI rispose il con l'enciclica  Non abbiamo bisogno  e solo l'anno successivo giunse a un accordo con Mussolini. Dal 1922 al 1933 svolse un'intensa attività diretta a salvaguardare i diritti della Chiesa di fronte al potere statale, concludendo concordati con molti paesi, indipendentemente dai regimi politici (Lettonia,  Polonia, Lituania, Cecoslovacchia, Portogallo,Romania e Germania). Tale politica, che doveva necessariamente porre la Santa Sede in una posizione neutrale di fronte a molti gravi problemi per non suscitare reazioni antireligiose in vari governi, attirò su Pio XI critiche in campo internazionale. Molto discusso è stato anche il suo silenzio nei confronti delle leggi di Norimberga emanate dal regime hitleriano nello stesso anno in cui fu concluso il concordato tra Santa Sede e Germania e la sua presa di posizione con l'enciclica Mit brennender Sorge contro il governo di Berlino solo quando questo estese le persecuzioni religiose anche ai cristiani, violando il concordato. Negli ultimi anni di vita, peraltro, l'opposizione ai regimi nazista e fascista si fece più acuta, anche se in concreto i sentimenti del pontefice non poterono tradursi in azioni aperte. Una netta opposizione egli manifestò sempre contro la Russia sovietica, contro il comunismo ateo  e contro gli Stati, quali il Messico e la Spagna repubblicana, dichiaratamente antireligiosi; nel 1926 aveva espresso la sua condanna verso l' Action française  il cui esasperato nazionalismo gli parve pericoloso per la pace. Nel 1925, Pio XI volle che in concomitanza dell'Anno Santo fosse  proposta all'attenzione dei fedeli la preziosa opera delle missioni e esortò i fedeli a pregare per la pace tra i popoli. Nel 1933, un nuovo giubileo venne  promulgato e celebrato ugualmente da Pio XI, in via straordinaria, per celebrare il centenario della Crocifissione.  Morì il 10 febbraio 1939.   È sepolto nelle Grotte vaticane.

 

 

Pio XII

(Eugenio Pacelli) [Roma 1876 - Castel Gandolfo, Roma, 1958], papa (1939-1958). Figlio di Filippo Pacelli, membro di una ricca famiglia patrizia romana, compì i suoi primi studi nelle scuole laiche conseguendo la maturità classica nel regio liceo Visconti di Roma. Seguì quindi la sua vocazione religiosa ed entrò nel collegio Capranica studiando contemporaneamente filosofia alla Pontificia università gregoriana. Laureatosi col massimo dei voti in teologia e in utroque iure  nel seminario romano all'Apollinare, e ordinato sacerdote, fu chiamato poco dopo presso la congregazione degli affari straordinari della segreteria di Stato vaticana ove rimase per sedici anni e compì una rapida carriera  svolgendo nello stesso tempo importanti incarichi giuridici  e politico-diplomatici (collaborò, col cardinale Gasparri, alla stesura del libro bianco sulla rottura dei rapporti tra la Francia e la Santa Sede e fu inviato nel gennaio 1915 da Benedetto XV in missione presso l'imperatore d'Austria). Nel 1917, consacrato arcivescovo titolare di Sardi, fu nominato da Benedetto XV nunzio apostolico in Baviera, l'unico Stato della Germania che avesse in quegli anni rapporti diplomatici con la Santa Sede. Appena occupata la sua sede di Monaco, iniziò una delicata azione politica il cui primo atto fu la missione compiuta per conto del pontefice presso Guglielmo II nel giugno 1917. Durante la guerra si prodigò nell'assistenza ai prigionieri nei campi di concentramento e alle popolazioni colpite dal conflitto. Nel 1920 fu nominato primo nunzio a Berlino ma rimase a Monaco sino al 1925, anno in cui stipulò il concordato con la Baviera. Successivamente svolse un'intensa attività che portò nel 1929 al concordato con la Prussia e con il Baden. Elevato alla porpora cardinalizia alla fine del 1929, fu richiamato a Roma da Pio XI per succedere al cardinale Gasparri quale segretario di Stato. Prezioso collaboratore del pontefice in tutti gli affari religiosi e politici della Santa Sede (soprattutto per il grave problema delle persecuzioni alla Chiesa nella Germania hitleriana) ebbe da Pio XI incarichi che ne fecero il primo segretario di Stato vaticano inviato a rappresentare ufficialmente il papa all'estero. Il successo di queste missioni fu grande perché il cardinale Pacelli si attirò le simpatie delle popolazioni parlando correntemente la loro lingua, conquistò grande stima per il tatto e la cordialità che mostrò negli incontri politici con i rappresentanti dei governi stranieri, anche con quelli anticlericali, come testimonia l'entusiastica accoglienza ricevuta nel 1937 dal governo di fronte popolare francese presieduto da Léon Blum; in quell'occasione il cardinale Pacelli, preoccupato di quanto avveniva in Germania (eterna nemica della Francia) mostrò di essere il degno rappresentante di quel papa che aveva bollato le persecuzioni religiose del nazismo  e lanciò il suo grido contro “la superstizione della razza e del sangue” che regnava al di là del Reno, e contro “tutte le violenze inique” e “tutte le viltà criminali” da quella generate. L'esplicita condanna del regime nazista aumentò il prestigio personale di Pacelli e rialzò quello della Chiesa in Francia, paese che il cardinale aveva definito “la figlia primogenita della Chiesa”. Altrettanto grandi furono la stima e la considerazione che ebbero per il cardinale Pacelli i membri del Sacro Collegio , che in gran parte avevano avuto modo di apprezzarne le grandi qualità politiche e religiose in occasione dei viaggi da lui compiuti. Ciò influì in modo notevole quando, alla morte di Pio XI (1939), si riunì il conclave che il 2 marzo 1939, in meno di ventiquattro ore, elesse al soglio pontificio il cardinale Pacelli che assunse il nome di Pio XII; da più di due secoli e mezzo  un papa romano non sedeva alla Cattedra di Pietro. Le prime preoccupazioni di Pio XII andarono al conflitto che si stava delineando sull'orizzonte europeo e che paventò nella sua prima allocuzione al mondo con la quale invitò i governi e i popoli alla pace. Continuò lo sforzo in tal senso sino allo scoppio delle ostilità inviando note diplomatiche a tutti i paesi interessati, non desistendo neppure dopo l'inizio del conflitto, come dimostrò la sua prima enciclica Summi pontificatus  contenente i modi per una pacifica convivenza tra i popoli. Falliti questi tentativi cercò di evitare la calamità della guerra all'Italia recandosi dal sovrano in visita solenne il 28 dicembre 1939; nell'aprile 1940 inviò a Mussolini una lettera autografa facendo inutilmente appello al suo senso di responsabilità. Pio XII fece anche un tentativo di migliorare le relazioni con la Germania su richiesta dell'episcopato tedesco, nella speranza che fossero mitigate le persecuzioni naziste contro la Chiesa tedesca e polacca, ma incontrò l'opposizione del regime hitleriano. Qualsiasi conciliazione divenne impossibile dopo le condanne pronunciate dal Sant'Uffizio nel dicembre 1940 contro l'eutanasia adottata in Germania al fine di uccidere i  Lebensunwerte  (non meritevoli di vita) e nel febbraio 1941 contro la sterilizzazione coatta decisa dal nazismo. Oggetto di aspre polemiche è stato il successivo silenzio di Pio XII riguardo alla situazione nei paesi occupati dalla Germania, ai campi di concentramento tedeschi, allo sterminio degli ebrei e dei prigionieri di guerra. La delicata situazione, anche diplomatica, della Chiesa in questo periodo spiega la circospezione del pontefice, i cui personali sentimenti antitotalitari non possono essere messi tuttavia in dubbio, tanto da conferire di riflesso alla Chiesa stessa un alto prestigio morale nel mondo dilaniato dalla guerra. Comunque, negli ultimi anni del conflitto e nell'immediato dopoguerra Pio XII svolse un'importantissima opera di aiuti alle popolazioni colpite dal conflitto, ai profughi, ai deportati, ai dispersi, sia utilizzando le risorse del Vaticano, sia soprattutto sollecitando le partecipazioni dei governi, delle organizzazioni internazionali religiose e laiche; la stessa Città del Vaticano divenne rifugio di perseguitati politici e razziali. Preoccupato per la sorte di Roma, Pio XII cercò sin dall'inizio del conflitto di ottenere dai belligeranti che la capitale italiana fosse considerata “città aperta” e preservata dai bombardamenti; ma gli Alleati, a lungo incerti, rifiutarono la proposta e il 19 luglio e il 13 agosto 1943 Roma subì i primi bombardamenti. In quelle occasioni, Pio XII rifiutò di abbandonare la città e accorse personalmente tra le macerie dove portò il proprio conforto e partecipò alla distribuzione di viveri ai sinistrati, conquistandosi la riconoscenza del popolo romano; il 5 giugno 1944, giorno successivo alla Liberazione, un'enorme folla riunita in piazza San Pietro lo acclamò defensor civitatis. All'indomani della guerra mentre continuava l'opera caritativa della Santa Sede in tutte le parti del mondo, soprattutto grazie all'intensa attività della Pontificia commissione di assistenza espressamente creata dal papa, Pio XII dovette affrontare il problema dell'espansione del comunismo e quello della presenza della Chiesa in ogni paese. Il comunismo, già condannato da Pio XII in varie occasioni (tra cui la più nota fu il radiomessaggio natalizio del 1942), divenne ancora più preoccupante per il suo estendersi in tutta l'Europa orientale occupata dall'Armata rossa e per le persecuzioni da esso attuate contro la Chiesa cattolica. Il 1º luglio 1949 il Sant'Uffizio condannò definitivamente il comunismo marxista e comminò la scomunica ai suoi sostenitori, posizione riaffermata da Pio XII in frequenti discorsi e allocuzioni negli anni successivi. Per sottolineare l'universalità della Chiesa e la sua presenza fra tutti i popoli, nel febbraio 1946 e nel gennaio 1953 Pio XII elevò alla porpora prima trentadue poi ventitré cardinali scegliendoli tra i vescovi in cura d'anime e di ogni paese, compresa la Cina. Molte sono le questioni teologiche da lui affrontate nel corso del suo pontificato con le encicliche sugli studi biblici,  sulla dottrina rivelata e la Chiesa, sulle deviazioni teologico-filosofiche di alcuni ambienti culturali,  su alcune più recenti interpretazioni del mistero dell'Incarnazione e nelle due costituzioni apostoliche  sull'essenza del sacramento dell'ordine e i Munificentissimus Deus (1950) nella quale definì  ex cathedra  il dogma dell'Assunzione di Maria proclamato il 1º novembre dell'anno santo 1950. Particolare attenzione ha dedicato ai problemi della famiglia, dell'educazione dei figli  al fine primario del matrimonio, ai problemi del mondo del lavoro e alla proprietà privata. La sua energica e rigida concezione dei doveri del capo della Chiesa, anche di fronte a un mondo che andava rapidamente cambiando, lo fecero chiudere, negli ultimi anni, in un progressivo isolamento, ma nel complesso il suo pontificato, svoltosi in un periodo storico particolarmente drammatico, ha rappresentato un fattore positivo per il cattolicesimo.

 

 

Paolo VI

(Giovanni Battista Montini) [Concesio, Brescia, 1897 - Castelgandolfo, Roma, 1978], papa (1963-1978). Ordinato sacerdote nel 1920, fu avviato, a Roma, alla carriera diplomatica. Entrato nella segreteria di Stato, dal 1937 ricoprì l'alta carica di sostituto agli affari ordinari, divenendo uno dei più stretti collaboratori di Pio XII. Prosegretario di Stato, nel novembre 1954 fu nominato arcivescovo di Milano. Elevato alla porpora cardinalizia da Giovanni XXIII, il 21 giugno 1963 fu eletto papa. Portò a conclusione il concilio ecumenico Vaticano II (dicembre 1965) e varò i provvedimenti di attuazione dello stesso (nel campo della liturgia, della riforma della curia, della progettata revisione del codice di diritto canonico, ecc.). Dopo un periodo intenso di viaggi (fu in Palestina, in India, a New York presso l'Assemblea generale dell'ONU, a Istambul, in Columbia, in Bolivia, nell'Uganda, nel Sud-Est asiatico e in Australia), a partire dal 1971, anche a causa dell'età avanzata, dedicò prevalentemente la sua attività ai problemi della Chiesa. Il Papa fu tentato di non indire il giubileo perché poteva apparire poco  conforme all'indirizzo del concilio vaticano II che puntava più al recuperodell'autenticità religiosa che all'esteriorità delle devozioni. Nel 1975 indisse l'Anno Santo, che portò circa 8.500.000 pellegrini a Roma. Preoccupato delle dissidenze di destra e di sinistra in seno alla Chiesa, pervenne infine alla sospensione a divinis del vescovo tradizionalista M. Lefebvre e alla riduzione allo stato laicale dell'ex abate di San Paolo don Franzoni, fondatore di una Comunità di base di ispirazione socialista. Durante il sequestro Moro si adoperò per la liberazione dello statista.  Nel 1979 venne istituito a Brescia il Centro internazionale Paolo VI.

 

 

Giovanni Paolo II

(Karol Wojtyla), papa (Wadovice, Cracovia, 1920 – Roma, 2005). Rimasto orfano in giovane età, divise il suo tempo tra studio e lavoro e, durante l'occupazione nazista, conobbe la prigionia. Ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1946 e, dopo alcuni anni d'insegnamento all'università di Cracovia, nel 1958 venne consacrato vescovo. Partecipò alle quattro sessioni del concilio Vaticano II (1962-1964), in cui difese fortemente il documento sulla libertà religiosa e intervenne spesso su altri temi. Promosso arcivescovo di Cracovia nel 1964, ebbe la porpora cardinalizia nel 1967. Il 16 ottobre 1978 venne eletto papa contro ogni aspettativa (è il primo papa non italiano dopo Adriano VI, olandese, morto nel 1523). I suoi anni di pontificato si sono caratterizzati specialmente per i grandi viaggi apostolici in tutto il mondo: di grande importanza sono quelli nei paesi dell’Est europeo, che hanno sancito la fine dei regimi comunisti, e quelli in zone di guerra quali Sarajevo (marzo 1997) e Beirut (novembre 1997), che hanno ricordato il costante impegno della Chiesa cattolica per la pace. Nel gennaio 1998 la missione apostolica a Cuba ha risvegliato l'attenzione mondiale per l'importanza storica dell'evento, che ha decretato l'inizio delle relazioni diplomatiche tra il Vaticano e il regime comunista e ha posto fine all'isolamento internazionale dell'isola. Il 13 maggio 1981 Giovanni Paolo II è stato vittima di un attentato in piazza San Pietro: un giovane turco, Ali Agca, gli ha esploso due colpi di pistola ferendolo gravemente all'addome. I suoi maggiori documenti dottrinali sono l'esortazione apostolica Catechesi tradendae (1979) e le encicliche Redemptor hominis (1979), Dives in misericordia  (1980), Laborem exercens  (1981), Slavorum apostoli  (1985), Dominum et vivificantem  (1986), Sollicitudo rei socialis  (1988), Centesimus Annus (1991),  Veritatis splendor (1993), Evangeliu vitae, ut unum sint (1995); al Giubileo dell’anno 2000 è dedicata la “Lettera apostolica” Tertio millennio adveniente (1994). Durante il suo pontificato è stato pubblicato il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica (1992). Tra le opere non dottrinali, il libro-intervista (raccolto da V. Messori) Varcare la soglia della speranza , uscito in contemporanea in tutto il mondo nel 1994, e l’autobiografico Dono e mistero – Nel cinquantesimo del mio sacerdozio (1996). Il suo forte e talora duro richiamo all'ortodossia, alla centralità pontificale e romana, alla tradizione gli ha attirato non velate accuse di conservatorismo a oltranza e di voler se non proprio affossare, almeno ridimensionare le straordinarie aperture al mondo moderno del concilio Vaticano II. Al cauto riavvicinamento ai movimenti tradizionalisti (come quello del vescovo francese Lefèbvre, tuttavia scomunicato nel 1988) e al pieno accoglimento di quelli laici integralisti (come Comunione e Liberazione) ha corrisposto sul fronte opposto una netta seppur “paterna” intransigenza nei confronti delle comunità ecclesiali di base. Drastica è stata poi la presa di posizione contro la cosiddetta “teologia della liberazione”, particolarmente diffusa tra i fedeli della Chiesa latino-americana. Il ruolo politico del suo papato sembra essere più improntato a un'equidistanza animata dalla profonda certezza del “primato” del religioso sul politico, che non esclude però una grande capacità di mediazione sia con i governi (l'annosa questione della riforma del concordato con l'Italia, per esempio, si è sbloccata con la firma del nuovo trattato nel 1984), sia con le istituzioni e le forze politiche organizzate, sia con le altre confessioni religiose (protestanti, ortodossi, ebrei: la sua visita alla sinagoga di Roma nel 1986 era la prima da parte di un papa). Nell’ambito della normalizzazione dei rapporti con Israele, alla fine del 1993, è stato firmato uno storico accordo per il reciproco riconoscimento.