Il vento

 

La meravigliosa energia pulita, silenziosa, in una parola ecologica, come si dice oggi e per di piu’ gratuita, è il vento: aria in movimento orizzontale obbediente alle leggi della natura tendenti a livellare gli squilibri nella pressione atmosferica causati dal diverso riscaldamento di masse d’aria limitrofe da parte del sole, del quale perciò il vento è figlio. E’ una forma di energia alla cui variabilità i marinai di tutti i tempi si sono dovuti adattare per poterla sfruttare, non potendo immagazzinarla in un serbatoio. Accurate misurazioni effettuate ad altezze progressivamente decrescenti hanno accertato che la diminuzione della velocità del vento al diminuire dell’altezza è molto variabile, dipendendo dalla temperatura e dall’umidità dell’aria, oltre che dallo stato del mare.

 

 

 

 

 

Le condizioni della temperatura e dell’umidità sono determinanti per la stabilità dell’aria: con aria stabile, ossia priva di movimenti verticali, la diminuzione della velocità del vento al diminuire dell’altezza è massima, mentre con aria instabile, caratterizzata da rimescolio dovuto a correnti ascensionali e discensionali, diventa trascurabile. Dalle precedenti considerazioni si può concludere che un armo alto e stretto è molto piu’ avvantaggiato di uno basso e largo in una giornata calma, con cielo coperto, di quanto non lo sia, nelle stesso condizioni di vento, ma in presenza di nebbia o pioggerellina che determinano un forte calo di temperatura. Da ciò si evince l’importanza delle regolazioni “fini” anche in tranquille navigazioni da diporto (base randa, vang, cunningum, meolo di balumina, carrelli di scotta ) che insieme alle tensioni di drizza e di scotta contribuiscono allo svergolamento delle vele e quindi al controllo dell’angolo di attacco del vento apparente sulla vela alle varie altezze. Ma quanto è forte la pressione del vento su una vela? La forza varia con l’angolo di incidenza del vento sulla vela: è nulla quando la vela fileggia ed è massima con un angolo di incidenza tra i 18 ed i 24 gradi, detto incidenza critica.

 

 

 

 

 

 

In buona approssimazione per la forza massima, vale l’antica formula riportata in Fig.2, dove F è la forza in Kg, S è la superficie velica in metri quadri, V è la velocità del vento in metri al secondo. Ad asempio uno spinnaker di 80metri quadri, con un vento appartente di 10 nodi (5 m/s) eserciterà una spinta di 200kg, che diventeranno 512 kg se il vento apparente rinforzerà a 16 nodi (8 m/s). Se la corrispondente velocità della barca sarà poniamo 8 nodi, significa che lo spinnaker sta fornendo uan potenza di 2000 kgm/sec pari a 27 C.V. , la potenza all’elica di un motore di 40 C.V. al massimo dei giri.