Quali vele bisogna offrire al soffio di Eolo?
Sono
la forza e la direzione del vento che determinano
incontestabilmente le scelte del marinaio riguardo la superficie velica da
esporre e l'orientamento da dare alle vele. Conoscere bene
le conseguenze dei cambiamenti del vento sulla navigazione
e gli atteggiamenti da adottare in ogni circostanza, è parte indispensabile del
mestiere del navigante.

Cominciamo
con il soffermarci sull'assortimento di vele proposte al marinaio secondo la forza del vento:
Con
vento forza zero, è bonaccia, momento benedetto dalle naiadi e maledetto dai navigatori dove
il vento è assolutamente inesistente e il mare piatto e liscio come l'olio. Le vele sono imbrogliate, e la barca rolla così lentamente da un bordo all'altro che i marinai si abbandonano nelle braccia di Morfeo o si tuffano nell'onda cristallina. Con vento forza da uno a quattro, si passa dalla noia all'eccitazione. Tutte le vele a riva permettono di
navigare a qualsiasi andatura su entrambe le mure, con piacere e senza paura. Di poppa, lo spi multicolore trascina la barca come un immenso aquilone. Con vento forza cinque, la barca ha preso velocità e diventa più diffìcile da manovrare. Di bolina, si corica quasi sull'acqua; di poppa,
si lancia in impressionanti planate sulle onde. Bisogna diminuire la superficie
della randa prendendo una mano di terzaroli e
ridurre il genoa o sostituirlo con un fiocco
numero uno. Con vento forza sei,
l'onda si gonfia e gli schizzi bagnano la
barca. La randa è ridotta a due mani, e per
la bolina si alza il fiocco numero due, più
piccolo. Con vento forza sette, le condizioni diventano
molto delicate. Se, di poppa, si può ancora lasciare un
fiocco come vela di prua, nelle altre andature
è la tormentina, la piccola vela da tempesta che viene ingarrocciata sullo
strallo. La randa è ridotta a due o tre mani. Le onde s'infrangono sulla
coperta e il vento fischia nel sartiame.
Con vento forza
otto, è giunta la burrasca. L'altezza delle
onde può superare i 6 m e la barca diventa difficilmente manovrabile con la randa all'ultima mano e la piccola tormentina. Con
vento forza nove e oltre, la tormentina fa fronte alla
tempesta da sola a prua della barca, che fa
il possibile per seguire la propria rotta.
Lo skipper può anche scegliere la fuga
cazzando la tormentina e navigando nel senso dell'onda. La barca non segue per forza la direzione desiderata, ma naviga. Prendere la cappa cioè senza vele è
la soluzione estrema scelta dai navigatori nelle peggiori condizioni, quando il
mare scatenato urla e scuote la barca come un
tappo dimenticato in uno shaker. Ognuno fa la scelta che gli sembra più adatta alla situazione: cappa filante, cappa
inerte o cappa secca.