Tempeste ed ancore galleggianti

 

Quando il vento soffia davvero forte è più sicuro porgere la prua o la poppa al mare piuttosto che il fianco. Il numero delle tattiche per superare il mare in tempesta è aumentato da quando si possono reperire sul mercato alcuni generatori di resistenza idrodinamica cioè attrezzi che  calati da prua o da poppa trattengono lo scafo da una delle estremità rallentandolo.

Scafi da crociera con equipaggio ridotto possono avere una drammatica urgenza di rallentare vuoi per il cattivo tempo (vento e onde che spingono eccessivamente scafo, attrezzature ed eventualmente vele in una corsa senza controllo), vuoi per l’esigenza dell’equipaggio di riposare.

I generatori di resistenza idrodinamica si dividono in due categorie:

·                 Ancore galleggianti propriamente dette, che hanno una forma a paracadute, si calano da prua con un lunga cima e sono costruite per mantenere la prua al vento con uno scarroccio ridotto al minimo.

·                      Spere che invece vengono filate da poppa e trascinate per rallentare la corsa della barca ad una velocità confortevole, mantenendo la poppa al mare e funzionare come un timone di emergenza o come ausilio al timone vero e proprio.

 

Un tempo il termine ancora galleggiante era  usato indifferentemente per entrambe le categorie, ma la differenza è sostanziale in quanto con una spera è necessario continuare a governare la corsa della barca a favore del mare e vento in tempesta mentre con un’ ancora galleggiante la barca si muove solo con uno scarroccio contenuto e l’equipaggio può andare a riposare.

 

Ancore galleggianti

 

John Voss comandante di marina inglese fece nel 1901 il giro del mondo con una canoa di 11 metri e fu uno dei primi sostenitori delle ancore galleggianti ma passarono molti anni prima che ne fosse chiara l’utilità ed il modo corretto di utilizzarla. Nel 1963 Bill Tilman  superò una tempesta con la sua goletta di 19 metri nel Pacifico usando un’ ancora a paracadute del diametro di 9 metri, dando le basi ai navigatori di tutto il mondo. Quando si è in mare aperto con una piccola barca l’ancora galleggiante può essere paragonata all’ancora sotto costa infatti se ben dimensionata rispetto alla barca forma un freno idrodinamico molto forte consentendo allo scafo di rimanere con la prua al vento e al mare.

Si consiglia di solito per la navigazione in alto mare un paracadute del diametro pari al 35% della lunghezza dell’imbarcazione ma alcuni test in vasca navale indicherebbero ottimale una taglia più grande. Purtroppo più grande è il paracadute e più difficile è il lavoro dell’equipaggio per armare e calare, infatti i carichi in gioco sono veramente notevoli. Il tiro massimo di un’ancora a paracadute  può raggiungere l’ 80 % del peso dell’imbarcazione. Nel 1990 una barca di 12 metri in burrasca nel Mare del Nord vide strappare dalla coperta l’attrezzatura alla quale era assicurata la cima del suo paracadute di 5 metri di diametro.  Ovvio che se i carichi sono cosi consistenti la scelta di tipo,  diametro e lunghezza  della cima non va fatta a caso. Alcuni consigliano di utilizzare una lunghezza pari a dieci volte la lunghezza della barca, per altri la lunghezza va scelta pari a venti volte l’altezza delle onde più alte. In ogni caso nessuna barca pare abbia mai sofferto per un cavo troppo lungo.

Una volta lanciato il costoso e delicato sistema può andare rapidamente perso se non ci si difende dall’usura. Una cima nuda lasciata lavorare qualche ora su un passacavo convenzionale  si taglierà ben presto; negli Stati Uniti molti adoperano come protezione un pezzo di tubo da irrigazione ma va molto meglio un pezzo di catena.

I paracadute di più di 3 metri di diametro devono avere all’estremità opposta al cavo principale una cima di recupero munita di una boa di piccole dimensioni per esempio un parabordo. Tale cima è indispensabile per rendere il recupero dell’ancora da parte dell’equipaggio umanamente possibile e ciò perché il paracadute recuperato dalla altra parte si svuota d’acqua e si chiude

 

Fig.1 Ancora a paracadute con cima e boa di recupero

 

 

Spere

 

Le spere sono attrezzi filati di poppa per controllare la velocità e migliorare il governo e sono una vecchia tattica da cattivo tempo. Quelle che si trovano in commercio sono un’ alternativa a quelle improvvisate in coperta quando il maltempo è già arrivato. Quando si fugge in poppa davanti ad una crescente tempesta, la velocità della barca che scivola sul dorso delle onde può essere esagerata. Inoltre nonostante la velocità l’efficienza del timone nell’attraversare le creste del onde è ridotta o addirittura nulla a causa del moto turbolento dell’acqua sulle creste. Quindi spesso la sola riduzione di velatura non basta e sorge l’esigenza di una spera di qualsiasi tipo che rallenti la folle corsa dello scafo tra le onde. Usare l’ancora e la relativa catena come spera è un metodo efficace perché grazie al peso il sistema si stabilizza ad una profondità non influenzata dalle onde e quindi si ottiene un tiro uniforme. Ciò è fondamentale perché se il cavo va in bando durante un frangente la barca rischia il rovesciamento.

Un tempo trascinare cavi era una delle principali tattiche col cattivo tempo. Nel 1950 Errol Bruce superò un uragano trascinando semplicemente cavi a poppa ; nel 1969 Sir Robin Knox-Johnstone nel suo giro del modo in solitario e senza scalo usò un lungo cavo a doppino alle due estremità della poppa per superare le tempeste più dure. Per entrambe le soluzioni ci sono pro e contro, in ogni caso maneggiare cavi bagnati di dimensioni molto lunghe è sempre un problema per cui è preferibile mettere a punto un sistema di lunghezza contenuta che generi resistenza idrodinamica in uno o un numero limitato di punti: le spere. Ma come sono queste sconosciute? In commercio ce ne sono di forme e materiali diverse ma sono tutte sostanzialmente dei tronchi di cono cavi in tessuto robusto od in plastica rigida. Usando molte spere.. di piccole dimensioni… in serie si ottiene un tiro molto uniforme anche se più difficile da maneggiare di un’unica grande spera all’estremità di un cavo abbastanza lungo ed eventualmente zavorrato per evitare che vadano in superficie o fuori dall’acqua. Ma quale è la spera più economica in commercio?? Il copertone d’auto usato: fornisce una modesta ma utile quantità di resistenza raddoppiando quella del solo cavo al quale è collegata. In condizioni molto dure il copertone tende a scivolare sull’acqua ma ciò avviene quando il cavo non è abbastanza zavorrato. Alcune prove simulate hanno dimostrato che 130 metri di cavo di nylon da 16mm su una imbarcazione di 12 metri rallentano la corsa dello scafo solo del 5% che diventano 10% con l’aggiunta di un copertone d’auto, 25% con una spera a forma di sacco da 1,2 metri di diametro, 30%  con un unico cono da 1 metro in tessuto robusto, 40% con due grandi coni in serie, 42% con una tormentino usata come sacco. In conclusione tutte le piccole imbarcazioni sono più sicure se affrontano il mare in tempesta di prua o di poppa piuttosto che al traverso. Per questo motivo, gli armatori di imbarcazioni moderne che difficilmente restano stabilmente alla cappa dovrebbero imbarcare un generatore di resistenza idrodinamica almeno per avere qualche possibilità in più nel fronteggiare una tempesta oceanica.

 

Fig.2 Spera a tronco di cono