L’albero di una barca a vela
viene molto spesso trascurato nella messa a punto generale e nella
manutenzione. Basta girare un po’ per banchine per vedere alberi con delle
brutte curvature laterali, inclinati verso prua o con delle crocette che
guardano in basso. Spesso i terminali del sartiame presentano delle vistose
ossidazioni o, peggio, delle drizze usurate al limite della sicurezza. Lungi
dal pensare che l’albero sia solo un palo verticale e sufficientemente robusto
da sopportare la forza impressa dal vento sulle vele, l’albero
è una trave soggetta a carico di punta cioè soggetta prevalentemente a
compressione; lavora a flessione quando per un errore progettuale o molto
spesso di regolazione il sartiame non è in grado di controllarne le forze
deformanti. Limitandoci a considerare un imbarcazione a sloop cioè con un solo
albero è possibile individuare due grandi famiglie di alberi: interi e frazionati.
E’ intero un armo in cui lo
strallo raggiunge la testa dell'albero, per questo detto anche armo in testa; è
frazionato l'armo in cui lo strallo (cavo che dall’estrema prua raggiunge la
parte superiore dell’albero) si ferma ad una frazione dell'albero, (9/10, 7/8,
4/5, 3/4) spesso indicati con la frazione di cui sopra.
Perché un albero resti in piedi, bisogna avere il suo sostentamento a
destra, a sinistra, a prua e a poppa. Quindi almeno quattro manovre che possano
reagire a tutte le direzioni di un carico applicato all'albero. E' chiaro che
se vogliamo opporre una resistenza perfetta alla flessione laterale, questo è
il sistema migliore. Per esigenze di struttura e perché comunque i carichi non
sono esattamente trasversali, è possibile usare tre soli punti a cui vincolare
uno strallo e due sartie, in modo da dare comunque piena stabilità all'albero
(albero con crocette a quartiere). In
questo caso il paterazzo se presente non ha funzione strutturali cioè non deve
garantire il quarto vincolo (quello verso poppa) perché in questo caso le
sartie, opportunamente arretrate rispetto al piede d’albero, garantiscono al
tempo stesso il vincolo sul piano laterale e quello verso poppa. Il quartiere,
per definizione è un settore del piano velico, davanti all'albero è di prua,
dietro è di poppa. Spostare le crocette all'indietro e attaccare le sartie su
lande armate a poppa via dell'albero, (operazione necessario per ottenere
l'equilibrio con solo tre tiranti), si dice mettere a quartiere
(quartierare) le crocette. In questo modo si dà quartiere alle crocette, che
caratterizzano appunto l'armo con le crocette quartierate.




Nell'armo in testa d'albero, non essendoci prominenze oltre l'attacco dello
strallo e delle crocette, il controllo delle flessioni è abbastanza semplice,
una volta dimensionate le manovre fisse, si tratta solo di non eccedere oltre i
carichi di sicurezza del paterazzo che regola la tensione dello strallo . Ben
diversa la situazione per l’armo frazionato in cui al di sopra di strallo e
sartie c’e’ una frazione può o meno consistente di albero. Questa porzione
d’albero di sezione rastremata rispetto alla parte bassa può essere flessa
agendo sul paterazzo ma piuttosto che controllare la tensione dello strallo,
regola con precisione la freccia di flessione. (La freccia è la distanza di
scostamento che un punto dell'albero raggiunge sotto flessione, rispetto al suo
punto di riposo). Nell'albero rastremato la freccia è crescente all'approssimarsi
della testa. Questo permette anche con piccole trazioni sul paterazzo di
modificare sostanzialmente la forma della vela nella sua parte più alta. Gli
alberi frazionati permettono notevoli possibilità di regolazione sui profili
della vela, sono solitamente più esili dal punto di vista strutturale, usati
quasi esclusivamente su imbarcazioni da regata o crociera costiera. E' l'armo
sportivo per eccellenza, richiede da parte dell'equipaggio una buona conoscenza
delle regolazioni in genere, e una conoscenza specifica per ogni singola vela e
barca. L’armo in testa è l’armo solido e robusto per eccellenza, assenza di
regolazioni di fino, scarso lavoro a flessione del profilo d’albero dunque la
soluzione ideale per barche solide e robuste fatte per navigare per anni in
tutte le condizioni meteomarine.

Testa di un albero
frazionato flesso dal paterazzo
Perché alcuni alberi hanno un solo ordine di crocette mentre altri due ,
tre, quattro o addirittura cinque? Tutto dipende dall’altezza dell’albero,
dalla larghezza dello scafo all’altezza dell’albero e dalla lunghezza massima
accettabile per le crocette. Le sartie per svolgere correttamente il proprio
lavoro devono lavorare con un angolo sufficiente rispetto all’albero. Una barca
sportiva stretta e ben invelata non sarebbe ottimizzata con delle crocette
lunghe perché queste impediscono di bordare sufficientemente il genoa a centro
barca. Ben diversa la storia per una tranquilla barca da crociera
presumibilmente abbastanza pesante, con albero relativamente corto e con
modeste velleità boliniere. Con l’uso delle crocette ed in generale con un
maggiore numero di crocette si riesce ad ottenere una lunghezza inferiore per
le crocette e quindi potenzialmente una migliore capacità di stringere il vento
ma con una complessità ed un costo dell’intera struttura superiore. Infatti per
ogni crocetta posta per deviare il tiro di una sartie serve almeno un’altra
sartiola dalla base della crocetta stessa verso la coperta per annullare la
compressione della crocetta sull’albero. Piu’ precisamente dalla figura
seguente si può notare che il carico
tende a deforma l'albero, il quale durante la flessione spinge la crocetta,
contro la sartia nel punto B. Per la deformazione il punto B si
sposterebbe in B' e D in D'. Questo comporterebbe un
allungamento della sartia da ABD in AB'D'. Dato però che la
sartia non è estensibile o quasi, ecco che la resistenza che questa opporrà
all'allungamento, diverrà la reazione alla deformazione. La crocetta, però
tende a far flettere l'albero sottovento, quindi occorrerà armare un'altra
sartia, che essendo al di sotto della prima, prenderà il nome di Bassa.

Il lavoro di sartie
e crocette ed il perché delle sartie basse
Un ulteriore manovra presente su
molti alberi sportiveggianti sono le sartie
volanti che da una certa altezza
dell’albero fanno via verso la poppa dello scafo creando un ulteriore vincolo
ai tre o quattro già analizzati in precedenza. Bisogna in questo caso fare
distinzione tra le volanti di un armo frazionato e quelle di un armo in testa.
Nel primo caso sono connesse all’albero all’altezza dello strallo in modo da
controventarlo e quindi per controllare la catenaria dello stesso. Ovviamente
in questo caso si parla di un frazionato con crocette senza quartiere ed in tal
caso sono dette strutturali perché essenziali per la stabilità
dell’albero anche con venti medi …un vero spauracchio per un armatore neofita.
Nel caso dell’armo in testa le
volanti sono dette non strutturali e
servono solo a controllare la flessione della pancia dell’albero verso prua o a
limitare il pompaggio dell’albero al passaggio sull’onda, infatti il punto di
attacco è circa a metà albero all’altezza dello stralletto o baby-stay.
Ovviamente le volanti hanno senso
soltanto per armi in testa con crocette senza quartiere.