10 eliche per la vela

Un'equazione difficile da far quadrare. Avere più
spinta, più velocità, quando si naviga a motore, e garantirsi meno resistenza,
meno "freno", quando si viaggia a vela. Una richiesta non da poco,
per una soluzione ideale che porterebbe verso un'elica a scomparsa, che vada a
nascondersi completamente all'interno dello scafo quando non serve. Aspettando
che qualcuno arrivi a compiere questo miracolo per i velisti le eliche
rimangono una sorta di "protuberanze moleste" sotto le loro barche,
un male necessario. Tutte le case produttrici nel corso degli ultimi 30 anni si
sono ingegnate a risolvere questa equazione, inventandosi modelli sempre più
sofisticati per accontentare le esigenze di chi va per mare. Si era partiti
dall'idea delle pale abbattibili, passando poi per quelle che si orientano a
bandiera e si è arrivati fino alle più recenti, dal passo modificabile o
addirittura autoregolante, ma l'idea era sempre quella: tanta potenza a motore,
poca resistenza quando si va a vela.
Quattro famiglie
Sono quattro le "grandi famiglie"
all'interno delle quali è possibile catalogare le eliche per barche a vela
presenti sul mercato. Lontani i tempi in cui la scelta era al massimo tra una
tre pale fisse e un "becco d'anatra", ora le alternative sono molte,
e tutte interessanti.
• Pale fisse: è per eccellenza l'elica di serie,
quella che ci ritroviamo già installata sulla barca appena acquistata. Questo
perché è la più economica ma anche perché assicura sempre una buona spinta; le
eliche fisse, all'opposto, comportano anche una maggior resistenza in acqua
quando si naviga a vela. Nel nostro test abbiamo provato solo quella a due
pale, (di serie sul Grand Soleil 40) evitando quella a tre, evidentemente non
adatta ad uno scafo da crociera/regata, dal dislocamento medio/leggero e dai
pochi volumi immersi come questo. Le tre pale fisse sono fornite di serie di solito
su barche al 100% da crociera, dai dislocamenti più "importanti".
• Due pale abbattibili ("becco d'anatra"):
rappresentate nella nostra prova da tre marchi, Radice, Gori e la tedesca
Varioprop. Le due pale si chiudono all'indietro per offrire la minor resistenza
possibile quando si naviga a vela. Nascono appunto per migliorare le
prestazioni in regata. Quelle dell'ultima generazione sono riuscite a
conquistare buoni risultati anche in termini di spinta.
• A due o tre pale orientabili "a
bandiera" (e a passo regolabile): e in origine fu Max Prop. La casa
italiana fu la prima a mettere in pratica questa geniale idea poi utilizzata da
molti altri produttori (non a caso questa è la "famiglia" più
numerosa nella nostra prova). Le pale, in posizione "sailing", si
autoorientano posizionandosi a bandiera rispetto al flusso d'acqua, garantendo
una resistenza minima e una delle pale va inoltre ad allinearsi con l'asse (o
il piede) di trasmissione del motore. Quando si inverte il senso di marcia le
pale ruotano su se stesse in modo che il bordo d'entrata rimanga lo stesso, per
una migliore efficienza idrodinamica. In più il passo dell'elica è regolabile
(a barca ferma e con sistemi più o meno complicati a seconda delle marche) per
trovare con facilità quello ideale. Nel nostro test in questa fascia si
confrontavano Max Prop, J Prop, e Variprop a 3 pale (di quest'ultima casa era
in gara anche la due pale) e Autoprop (questa rappresenta in realtà un caso a
pa
rte, le pale si orientano e il passo si
"autoregola", ne parliamo nel dettaglio più avanti).
• Tre pale richiudibili: nella nostra prova sono
rappresentate dalla Gori, sul mercato esiste anche un interessante modello
realizzato da Volvo Penta. Rappresentano la ricerca di un compromesso tra la
spinta di una tre pale fisse e la scorrevolezza delle eliche a pale
abbattibili. La Gori in prova era il prototipo di una nuova serie che verrà
presentata al pubblico nei prossimi saloni d'autunno e che è l'evoluzione della
loro tradizionale tre pale con Overdrive.
Due parole in più meritano Autoprop e Gori, per
alcune loro caratteristiche decisamente diverse dalle altre. La prima,
realizzata in Inghilterra e ancora poco conosciuta in Italia, oltre a disporre
le sue pale a bandiera quando si naviga a vela, riesce, sulla base di un
complesso sistema di sfere su cui sono montate le pale, a fare orientare queste
ultime sul giusto passo al variare della velocità della barca. Un risultato
ottenuto dall'azione congiunta del flusso d'acqua che viene a colpirle e della
forza centrifuga dovuta alla rotazione dell'asse. Il vantaggio principale è
quello di avere un passo corto ai bassi regimi che poi si allunga man mano che
si dà gas. Questo comporta guadagni di velocità ai vari regimi (come da
tabella) e presumibilmente di rendimento con mare contrario e in termini di
consumi. Inoltre, anche nel caso di navigazione mista vela e motore l'elica
considerando l'incremento di andatura adotta il passo massimo, con un guadagno
in termini di velocità ma mantenendo basso il numero di giri.
Altra elica particolare è la danese Gori a tre pale
abbattibili. Questa offre la possibilità di innescare l'"overdrive",
ovvero di sfruttare due diversi passi. Per cambiare, e innescare quello
leggermente più lungo, occorre inserire la retro e percorrere qualche metro
indietro in modo che il flusso d'acqua faccia cambiare orientamento alle pale
(rimettendo subito la marcia avanti questo passo rimarrà inserito). E' un
espediente concettualmente semplice (si usa il passo della retro andando in
avanti) ma molto efficace: permette di avere una seconda marcia a disposizione,
quindi le stesse velocità ad un numero inferiore di giri, con un conseguente
risparmio di vibrazioni e consumi. Il passo più lungo dell'overdrive è utile
quando si naviga in acqua piatta o quando si procede anche con le vele a riva,
all'opposto il passo base si apprezza in caso di mare e vento contrari.
Entrambe le eliche nascono per le esigenze della crociera, non per la regata.




Conclusioni
Ma, alla fine dei conti, chi è la "più bella
del reame"? E' fin troppo facile dire che non esiste una sola vincitrice
assoluta, che sbaragli la concorrenza. Ma l'incredibile quantità di dati che
abbiamo raccolto stimolano alcune considerazioni. Prima fra tutte quella che la
differenza di scorrevolezza tra i vari modelli quando si naviga a vela è
realmente sensibile, che non stiamo parlando di semplici "manie" dei
velisti, ma di un fattore che ha la sua incidenza sulle prestazioni delle
barche. Abbiamo poi scoperto che esistono sensibili differenze anche per le
velocità di crociera che le varie eliche riescono a tenere quando si viaggia a
motore. Trovare il giusto equilibrio, quindi, non è facile. Far quadrare
l'equazione di cui si parlava in apertura di articolo, tra spinta e
scorrevolezza, è un'operazione complessa. Sulla base della ricca tabella che
pubblichiamo qui sotto ognuno può trovare l'elica che più si adatta al proprio
modo di andar per mare. Le esigenze del regatante puro sono certamente diverse
da quelle di chi un GS 40 lo usa prettamente per andare in crociera.
A noi, nel complesso, sono piaciute la J Prop per la
sua versatilità e la possibilità di cambiare così facilmente il passo;
l'Autoprop, geniale nella sua concezione, ottima nelle prestazioni
velocistiche; la Gori 3 pale, perché è riuscita a creare un'elica due marce che
può essere utile nei lunghi trasferimenti notturni con mare piatto. Tra le due
pale a becco la Radice è probabilmente la più "elastica", quella che
è riuscita a dare buoni risultati un po' in tutte le prove (insieme a Gori,
Autoprop e Varifold è quella dall'elicoide di disegno più raffinato).
Infine una curiosità. Uno dei dubbi che attanaglia i
velisti da sempre è se faccia più attrito (quando si naviga a vela) un'elica
che gira o un'elica bloccata. Abbiamo fatto la prova sulla Radice a due pale
fisse riscontrando che esiste un piccolo guadagno fermandola, si parla di
0.1/0.2 nodi quando si viaggiava a 5.0. Poca roba, quindi, ma che almeno
toglierà definitivamente la voglia a chiunque di viaggiare con l'asse che gira,
con i relativi pericolosi danni a lungo termine per tutta la trasmissione
(soprattutto con il piede sail drive).