Non è successo niente! (Cristiano Castellano, 10-Marzo-2004)
Il primo giornale, così come viene inteso oggi, sembra sia stato l’Aviso-Relation ode Zietung, settimanale pubblicato a Stasburgo per la prima volta nel 1609. Come tutti sanno, un giornale riporta giornalmente notizie su tutte le attività umane e sugli eventi naturali. Ogni giorno c’è sempre da riportare qualcosa: pure se un giorno tutti gli uomini decidessero di non fare nulla, si potrebbe sempre scrivere qualcosa riguardante il tempo atmosferico. Pertanto non è mai successo che un giornale potesse riportare questa semplice notizia: “non è successo niente!”. E’ normale pensare che ogni giorno succeda qualcosa, eppure, nella storia dell’uomo, ci sono stati dieci giorni in cui non è successo veramente niente! Ma cominciamo dall’inizio. La vita sulla Terra ha avuto inizio tra i 4 e i 5miliardi di anni fa. Tutta la storia della Terra viene suddivisa, per comodità, in ere di durata variabile da alcuni milioni di anni ad alcune migliaia di miliardi di anni. Abbiamo in tutto cinque ere: archeozoica, paleozoica, mesozoica, cenozoica e neozoica. La comparsa dell’uomo si ritiene avvenuta circa 2 milioni di anni fa e la si fa coincidere con l’inizio dell’era neozoica. Dalla sua comparsa fino a circa il 4000 a.C., l’uomo non ha lasciato documenti scritti e quindi tutto quel periodo viene ad essere identificato come preistoria. Dall’invenzione della scrittura da parte dei Sumeri fino ai giorni nostri si parla di storia. Ma se l’uomo è apparso milioni di anni fa e la Terra ha miliardi di anni, come mai il coteggio degli anni è così breve? La risposta è molto semplice: gli uomini contano gli anni da un momento importante della loro storia. E’ chiaro che il concetto di momento importante varia da una cultura all’altra. I Romani, per esempio, contavano gli anni dalla fondazione di Roma, che fecero risalire al nostro 753 a.C. (ecco perché negli scritti latini si trovano gli anni seguiti dall’espressione “ab Urbe condita”). La comunità musulmana conta gli anni a partire dal momento in cui il profeta Maometto fuggì dalla Mecca ed emigrò a Medina: quell’anno corrisponde al nostro 622 d.C. Gli Ebrei contano gli anni dal momento in cui, secondo uno studio approfondito della Bibbia, è iniziato il mondo: quell’anno corrisponde al nostro 3760 a.C. Il nostro sistema di misurazione del tempo fu voluto da Carlo Magno, secondo il quale era più giusto contare gli anni a partire dalla nascita di Gesù. Per stabilire questa data, ci si rifece agli studi effettuati un paio di secoli prima da un certo Dionigi il Piccolo, il quale, analizzando la Bibbia, concluse che Gesù era nato 753 anni dopo la fondazione di Roma. L’uso del nuovo sistema si diffuse in tutta Europa e successivamente in tutto il mondo. Purtroppo Dionigi il Piccolo non aveva fatto bene i conti. Dalla Bibbia sappiamo che Gesù nacque sotto Erode I, ma sappiamo anche che quest’ultimo morì nel 749 ab Urbe condita (che corrisponde al nostro 4 a.C.) e quindi Gesù non può essere nato dopo questa data: quindi il vero 2000 d.C. è già passato da qualche anno. Lasciando da parte tutti questi discorsi, un’altra considerazione importante va fatta sull’inizio del III millennio. La notte tra il 31 dicembre 1999 e il 1 gennaio 2000, tutti abbiamo festeggiato l’inizio del nuovo millennio. In realtà il nuovo millennio inizia il 1 gennaio 2001 e la spiegazione è molto semplice. Il nostro sistema di conteggio degli anni non ha un anno zero perché quando esso fu introdotto si usavano ancora i numeri romani che non hanno un simbolo per lo zero. Questo numero fu introdotto nella numerazione degli Indiani nel VI secolo d. C., ma alcuni studiosi ritengono che non sia stata una loro invenzione. Nell’VIII secolo il numero zero fu conosciuto dagli Arabi e solo nell’XI secolo fu introdotto, con le altre cifre, in Europa. Il fatto che non ci sia un anno zero implica che dall’1 a.C. si passa all’1 d.C. Tutti sanno che un decennio è un insieme di 10 anni, un secolo è un insieme di 100 anni ed un millennio un insieme di 1000 anni. Se si parte dall’1 e si arriva al 10 avremo contato proprio dieci anni e quindi con l’11 d.C. inizia il secondo decennio. Allo stesso modo, se si parte dall’1 e si arriva a 100 avremo contato proprio cento anni e con il 101 d.C. inizia il secondo secolo. E quindi se si parte da 1 e si arriva a 2000 avremo contato duemila anni e il 2001 d.C. sarà l’inizio del III millennio. Prima che l’uomo incominciasse a contare gli anni da un evento ben preciso, egli era già consapevole dell’esistenza di fenomeni periodici: il ritorno periodico del sole sull’orizzonte, il rinnovamento periodico della luna, il ritorno regolare di una stagione favorevole a determinate attività umane. Credo che quando l’uomo, da cacciatore che era, passò a dedicarsi all’agricoltura, gli fu subito chiara la necessità di avere uno strumento che misurasse lo scorrere del tempo e che gli indicasse quando avrebbe portato i frutti la pianta che lui aveva seminato. Per realizzare un simile strumento era necessario rifarsi a dei fenomeni periodici come quelli astronomici. Qualcuno pensò di rifarsi alle fasi lunari e così nacque il calendario lunare, altri invece pensarono di rifarsi al sole, o meglio, al corso delle stagioni, e così nacque il calendario solare. I calendari lunari non erano in accordo con il ciclo delle stagioni, di conseguenza, si ricorreva spesso a calendari, detti lunisolari, che prevedevano l’aggiunta di un giorno o di un mese a intervalli di tempo regolari. I primi popoli ad adottare un calendario solare furono gli antichi egizi: essi fissarono la durata dell’anno in 365 giorni ripartiti in 12 mesi di 30 giorni ciascuno con l’aggiunta di 5 giorni supplementari. Il calendario oggi più diffuso è quello gregoriano che deriva dal calendario giuliano, un calendario solare introdotto presso i romanica Giulio Cesare nel 46 a.C. in sostituzione dell’antico calendario romano di tipo lunisolare. Ai tempi di Giulio Cesare l’anno solare era considerato di 365 giorni e 6 ore e pertanto si decise che il calendario dovesse avere la durata di 365 giorni e di aggiungere un giorno ogni quattro anni. L’anno della durata di 366 giorni venne chiamato bisestile perché il giorno in più veniva inserito dopo il 23 febbraio che, nella denominazione latina, era il sesto giorno prima delle calende di marzo. Ai tempi di Cesare, gli uomini di una certa cultura, pensavano che il Sole girasse intorno alla Terra. Oggi, grazie a Copernico, sappiamo che è la Terra a girare intorno al Sole. Questo movimento della Terra è definito moto di rivoluzione ed è in base ad esso che definiamo l’anno. A seconda, però, di come si considera tale movimento, è possibile distinguere un “anno sidereo” ed un “anno tropico o solare” che hanno durata leggermente diversa. Quello che ci interessa, però, è quest’ultimo perché ad esso è legato il periodico susseguirsi delle stagioni. Oggi sappiamo che la durata dell’anno tropico o solare è di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi: 11 minuti e 14 secondi inferiore alla durata presunta da Giulio Cesare. Questa differenza, col passare dei secoli, si fece sentire tanto che nel 1582 l’equinozio di primavera cadeva l’11 marzo e non il 21 marzo. Il papa di allora, Gregorio XIII, era molto preoccupato di questo fatto, soprattutto per l’influenza che esso poteva avere sulla festa di Pasqua. Il concilio di Nicea del 325, infatti aveva legato questa festa religiosa proprio all’equinozio di primavera: fu stabilito infatti che Pasqua si celebrasse la prima domenica dopo la luna piena seguente l’equinozio di primavera. Per risolvere il problema, il papa convocò un’apposita commissione di astronomi, matematici ed ecclesiastici. Dopo poco si arrivò ad un nuovo calendario, detto gregoriano, che introduceva una piccola modifica rispetto a quello giuliano: fra gli anni secolari dovevano essere considerati bisestili solo quelli divisibili per 4 (il 1600 e il 2000 sono stati bisestili, mentre non lo sono stati i 1700, il 1800 e il 1900). Ci sono stati quindi casi in cui tra un anno bisestile ed un altro sono passati otto anni. La prima cosa, però, che la suddetta commissione fece fu l’eliminazione di quei dieci giorni di scarto che ormai si avevano fra anno solare ed anno civile: così dal 4 ottobre 1582 si passò al 15 ottobre 1582. Provate ora ad immaginare un giornale con la data del 10 ottobre 1582 e leggete la prima ed unica pagina. A caratteri belli e grandi c’è scritto: “Non è successo niente!”.