Rocca San Felice
Rocca San Felice,
uno degli ultimi esempi di paesino medioevale abbastanza conservato,
strutturato a rampe che scendono da resti del castello alla piazza, ove
maestoso si erge un tiglio secolare, piantato nel periodo della rivoluzione francese
a simbolo della conquistata libertà.
La monumentale
fontana, da poco restaurata, risale al 1749, e porta sulle due fonti laterali
lapidi con scritte in latino lodanti la bontà dell'acqua; basta scendere
qualche scalino per ammirare il vecchio lavatoio con le pietre consumate dalle
donne del paese per il continuo strofinare dei panni.
Risalendo si
pongono di fronte gli archi del palazzo De Antonellis, oggi Villani, con un
suggestivo cortile, il cui portale d'ingresso, si dice, fosse quello del castello.
Imboccando Via
Ospedale, dopo una decina di metri, si arriva nel cuore del borgo medioevale.
È la parte più
vecchia del paese, costituita da un insieme di case, originariamente vecchie ed
anguste abitazioni, che dopo il sisma del novembre 1980, espropriate dal
Comune, sono state recuperate nel pieno rispetto della loro originaria
struttura.
Vecchi portali,
bellissimi davanzali ed originalissime bifore che fanno da ornamento alle
costruzioni in pietra, si possono ammirare nel percorrere la strada che si
snoda attraverso il borgo, segnata da anfratti, "scalinatelle" e
vicoletti in cui vi sono dei forni a legna di cecchissima data, ancora
funzionanti.
E proprio in uno
dei vicoletti è posto l'ingresso del museo civico in cui sono stati raccolti i
reperti ritrovati durante i lavori di restauro del castello.
Continuando la
passeggiata si imbocca la stradina che, utilizzando l'originario percorso,
porta fino in cima al castello.
La salita è resa
piacevole dalla vista del paese che, come un bambino "in sonne",
mostra tutta la sua esile figura, di contro, volgendo lo squardo a sinistra,
imperioso ed austero si erge il castello.
Senza neppure il
tempo di una pausa, si arriva sul pianoro che porta nello spiazzo antistante la
torre, recintato, tutt'intorno, da mura che permettono al visitatore di
ammirare una campagna variopinta e mutevole come i colori delle stagioni, ed in
cui si aprono caratteristiche monofore.
Entrando nel
castello si ammira, ancora oggi, uno spaccato della vita che si svolgeva nel suo
interno: trattasi di una struttura con funzioni militari e residenziali, dotata
di tutti i "comforts", dalla cisterna al forno-camino utilizzabile
anche per il riscaldamento, ai vani a muro fino ad arrivare al servizio
igienico. Rifacendo a ritroso il percorso precedente si arriva di nuovo in
paese e lungo la discesa val la pena di ammirare il cortile del palazzo De
Vito, immediatamente dopo, la chiesa di S.Maria maggiore, semidistrutta dal
sisma del 23.11.1980 ma interamente ristrutturata.
Poggiata su massi
rocciosi, nel cui interno sono posti un altare in scagliola del 1724 attribuito
a Filippo Rossi ed alcune statue lignee del 600 e 700 di scuola napoletana;
ancora qualche metro ed appare il bellisimo androne del palazzo Laudisi, già
dimora dell'archeologo Don Vincenzo maria Santoli, per arrivare di nuovo
nell'accogliente piazzetta.
Per il visitatore
più attento restano da vedere i vari portali in pietra di cui abbonda il paese,
e , per i più distratti si raccomanda... di non dimenticare la macchina fotografica.








